Bar e ristoranti? Tutti con serbatoio di serie
I gestori, scottati dagli anni passati, si sono già attrezzati: «Altrimenti è impossibile restare aperti»
SASSARI. Prima scottati e poi allenati da anni di rubinetti a secco, i bar e i ristoranti di Sassari mai come questa volta sono preparati ad affrontare l'emergenza idrica, l'ennesima che la città è costretta a sopportare. Gli esercenti hanno perfino smesso di protestare.
Col passare del tempo e con il filo d'acqua sempre più flebile che sgorgava dai rubinetti, quasi tutti si sono rassegnati e hanno messo mani al portafogli: hanno investito in media un migliaio di euro per dotarsi di serbatoi capienti e autoclavi. L'unico modo per continuare a lavorare offrendo un servizio adeguato alla clientela. Così il primo giorno di sete inflitto da Abbanoa per cause di forza maggiore (i lavori di miglioramento all'impianto del Bidighnizu), sembra essere passato senza troppi patemi.
«Ieri abbiamo chiuso presto, intorno alle dieci di sera, quindi non abbiamo avuto problemi. L'acqua accumulata nella cisterna di riserva è stata più che sufficiente», spiega pensieroso Sandro Carta del Tris Bar, in via Tempio. «Certo queste nuove limitazioni non ci volevano, adesso che arriva l'estate, il caldo. Speriamo che le nostre riserve siano sufficienti anche durante il fine settimana, quando chiudiamo molto più tardi».
L'acqua diretta viene pompata nelle condotte fino alle 15. Poi, per chi li ha, si deve fare affidamento sul contenuto dei serbatoi e sul buon funzionamento delle autoclavi. Abbanoa riprende a erogare il prezioso liquido solo l'indomani mattina, dalle 4. Ecco perché anche al bar Shardana, in via Asproni, la cisterna è d'obbligo: «Il primo giorno di restrizioni idriche è andato bene. È filato tutto liscio. Ma abbiamo un serbatoio. Senza non sarebbe possibile lavorare, dovrei chiudere bottega», spiega il titolare, Ettore Tola, «I problemi seri potrebbero verificarsi la notte; se si consuma tutta l'acqua della riserva saremo costretti a servire da bere nei bicchieri di plastica. E dobbiamo tenere sempre d'occhio i macchinari se manca del tutto l'acqua rischiamo di bruciare i motori». E se per un bar può essere sufficiente una riserva di 500, mille litri, il discorso è più complicato per i ristoranti. Lo sa bene Antonio Planetta, de La volpe e l'uva, sempre in via Asproni: «Noi ci siamo dotati si una cisterna da 5mila litri. Con i problemi di erogazione che ci sono a Sassari, non possiamo permetterci di restare senza acqua. Per un ristorante vorrebbe dire chiudere dopo pochi giorni».
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