Inquinamento a Thiesi, indagato l’industriale caseario Mannoni
Il combustibile che ha invaso la valle di S’Ortu de Palatu sarebbe uscito da un serbatoio del caseificio Il deposito messo sotto sequestro dal Noe. L’imprenditore: «Pronto a pagare i danni se la colpa è mia»
THIESI. C’è un indagato per l’inquinamento da olio combustibile in un terreno privato nella vallata di S’ortu de Palatu: è l’industriale caseario Paolo Mannoni, proprietario dello stabilimento a qualche centinaio di metri dall’area dove a metà dello scorso marzo sono cominciati a sgorgare migliaia di litri di catrame. L’inchiesta della magistratura sassassarese, coordinata dal sostituto procuratore Mario Leo, procede con l’ipotesi di reato di inquinamento ambientale colposo. All’origine del disastro ci sarebbe una perdita dal deposito di quindicimila litri di combustibile utilizzato per la centrale termica del caseificio. E l’altro ieri il capiente serbatoio di ferro è stato estratto e messo sotto sequestro giudiziario dal Noe.
Una perdita lenta, di cui nessuno si è accorto, fino a quando, dopo essere rimasta nascosta nel sottosuolo, ha cominciato a risalire in superficie. Probabilmente si sono formate delle sacche nella falda che ne hanno impedito l’immediata fuoriuscita, ma poi, forse per le piogge e smottamenti del terreno tutto quell’olio denso e nero non ha più trovato una barriera ed è zampillato come da un pozzo di petrolio.
L’indagine alla quale ha lavorato con pazienza il Corpo forestale di Thiesi ha visto ora l’entrata anche dei carabinieri del Noe, il gruppo specializzato in reati ambientali, incaricati dal magistrato di procedere a tutti gli accertamenti necessari. Martedì scorso, infatti, si sono eseguiti una serie di controlli nelle vicinanze del deposito incriminato, che avranno valore di prova. Un sondino è stato infilato nel terreno circostante per verificare, con esito pare positivo, la presenza dell’inquinante, olio Btz normalmente utilizzato per esigenze industriali. Un accertamento cosiddetto irripetibile al quale sono stati chiamati a partecipare oltre a Mannoni e all’avvocato difensore, il consulente tecnico nominato dal magistrato inquirente e poi il proprietario del terreno e il Comune, in qualità di parti offese. L’amministrazione guidata da Gianfranco Soletta si sta facendo carico delle bonifiche e ha incaricato una ditta specializzata che, da oltre un mese ha proceduto sia a canalizzare l’inquinante e a stoccarlo in bidoni perché non raggiungesse un vicino corso d’acqua affluente del Bidighinzu, sia a raccogliere in sacchi da 350 chili ciascuno la terra imbevuta dell’olio industriale. Saranno bonifiche costose di cui il Comune si sta accollando le spese, ma per le quali si rivarrà sul responsabile che sarà individuato dalla magistratura.
Non nasconde l’amarezza Paolo Mannoni: «Aspettiamo le risultanze delle perizie, da parte mia sono pronto ad assumermi le responsabilità quando saranno accertate e a pagare i danni anche a costo di liquidare l’azienda. Avevano superato una crisi, affronteremo anche questo».
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