Vertenza ex Asi, condannata Abbanoa
Il gestore unico dovrà pagare 2,7 milioni. Il giudice: importi dovuti al Consorzio per i servizi di depurazione a Porto Torres
SASSARI. Può essere definita una sentenza fotocopia di quella emessa dal giudice civile lo scorso ottobre. Un verdetto che condanna ancora Abbanoa a pagare stavolta due milioni e 700mila euro a favore del Consorzio provinciale di Sassari (ex Asi) tutelato dall’avvocato Stefania Spanu.
Il giudice Silvio Lampus ha infatti rigettato l’opposizione del gestore unico contro il decreto ingiuntivo numero 1261 del 2014. Un importo che sarebbe dovuto al Consorzio per il servizio di depurazione e smaltimento delle acque reflue del comune di Porto Torres. E se per Abbanoa il credito vantato dal Consorzio è «insussistente», per il tribunale la somma va invece corrisposta. E sono quasi tre milioni di euro.
Tra i vari argomenti contenuti nell’opposizione del gestore unico, il Consorzio avrebbe diritto «a ottenere esclusivamente la quota della tariffa riscossa, con esclusione della quota per il servizio di fognatura. E dovrebbe inoltre dimostrare di aver fornito il servizio e di aver correttamente calcolato le quantità di acqua trattata». Il giudice replica, nella sentenza, che «i documenti in atti dimostrano l’avvenuta constatazione in contradditorio delle quantità di reflui trattate».
Il giudice sostiene poi che per quanto riguarda la contestazione di Abbanoa sui criteri di calcolo delle tariffe applicate, «questi non sono errati né determinati unilateralmente dal Consorzi» ma al contrario si tratta di una tariffa determinata dall’Autorità d’ambito.
Nella stessa sentenza il giudice Lampus ha rigettato anche la «domanda riconvenzionale» presentata sempre da Abbanoa che chiedeva allo stesso Consorzio provinciale il pagamento delle forniture idriche per un importo pari a 226.764 euro. Una decisione che rende immediatamente esecutivo il decreto ingiuntivo.
Lo scorso ottobre i decreti ingiuntivi erano invece due: uno del luglio 2013 con il quale si intimava ad Abbanoa il pagamento di due milioni di euro e l’altro di ottobre dello stesso anno per la richiesta di 3 milioni e 250mila euro, oltre a interessi legali e spese del procedimento, così come in quest’ultimo caso. All’emissione dei decreti (che sono poi stati riuniti) si era arrivati perché il gestore non aveva proceduto al pagamento delle fatture emesse negli anni tra il 2010 e il 2013 dal Consorzio industriale (che dispone di un proprio depuratore cui è collegato il collettore che raccoglie le acque destinate alla depurazione della città di Porto Torres). A gennaio di quest’anno, però, la sezione di Sassari della Corte d’Appello ha accolto la richiesta di sospendere l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado stabilendo che l’importo dovuto sarebbe di 433mila euro e non di 5 milioni e mezzo. Per Abbanoa il Consorzio provinciale avrebbe fatturato «almeno il triplo di quanto dovuto basandosi illegittimamente su rilevazioni mai concordate».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
