La Nuova Sardegna

Sassari

Chilivani dice “no” all’inceneritore per carcasse animali

di Barbara Mastino
Chilivani dice “no” all’inceneritore per carcasse animali

I residenti temono che l’impianto sia fonte di inquinamento Per l’associazione Prospettive «quasi impossibili i controlli»

3 MINUTI DI LETTURA





OZIERI. È ancora uno degli argomenti più dibattuti di questi giorni l’autorizzazione data dalla Regione alla costruzione a Chilivani di un impianto di trasformazione di sottoprodotti di origine animale, con annessa produzione di energia dagli oli ricavati. Martedì scorso un gruppo di residenti del quartiere e dell’agro si è riunito nel salone parrocchiale per dibattere dell’argomento e per ribadire che «la popolazione non intende assistere supinamente a questo nuovo attacco al territorio». Mentre residenti annunciano proteste e chiedono chiarimenti alla Regione, all’impresa e anche al Comune, ognuno per le proprie competenze, e rimproverano a quest’ultimo la mancata vigilanza sull’iter di un procedimento tanto importante per il territorio, scende in campo anche l’associazione politico-culturale Prospettive, che tramite il portavoce Marco Peralta si schiera a sua volta per un deciso No alla costruzione dell’impianto. Prospettive ravvisa la possibilità che esso possa avere ricadute negative sulla salute pubblica, e parla di «alti rischi di inquinamento» anche «per l’impossibilità di assicurare vigilanza e controlli quotidiani sull’attività svolta. L’impianto – dice inoltre Peralta – verrebbe costruito a una distanza inferiore a quella minima legale di 1000 metri dalle funzioni sensibili (scuole, ospedali eccetera, ma non dimentichiamo le azienda agricole e agroalimentari presenti in loco) e per questo ci si aspettava un parere negativo di fattibilità. Invece si è ovviato al problema con la “raccomandazione” al gestore di non oltrepassare il limite di lavorazione di materiale per 10 tonnellate al dì, così rientrando nel limite di distanza di 300 metri. Se però l’impatto ambientale non fosse di una certa rilevanza, tale limite non sarebbe stato previsto». Prospettive quindi ha qualcosa da eccepire sulle procedure, e, come detto, teme «l’impossibilità di assicurare controlli reali e quotidiani». «Materiale e carcasse di animali infetti, in astratto, non dovrebbero trovare ingresso nell’impianto perché non attinenti alla lavorazione e necessitano di differenti impianti non presenti nello stabilimento, ma per assicurare ciò occorrerebbero controlli quotidiani sulla merce in ingresso, cosa certamente impraticabile». Ma non è tutto: Peralta a nome del gruppo eccepisce dubbi sulla provenienza del materiale, sull’assenza di una normativa ministeriale che individui le categorie non inquinanti, sulla effettiva produzione di energia, sulla possibilità che l’impianto lavori fuori soglia, infine sul mancato controllo da parte delle autorità locali. «Ozieri non potrebbe controllare l’impianto – dice Peralta – e quindi non sarebbe padrona del proprio destino. Già negli anni ’90 rifiutò l’installazione di un termovalorizzatore: ciò che è uscito dalla porta sta rientrando dalla finestra». Ultimo punto, non meno importante, le ricadute sul territorio, che a Prospettive appaiono nulle. Per questo, conclude Peralta, «popolazione e allevatori locali devono alzare insieme la loro voce per dire No all’ecomostro ed evitare che Ozieri subisca un danno e un affronto così penalizzante per il nostro territorio, in ciò supportati dalle istituzioni e da tutte le forze politiche locali».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative