Nasce la maschera della città ispirata al Satiro di Turris
PORTO TORRES. È stata presentata nell’area musealizzata di via Libio, presente tra gli altri il tecnico della sede operativa di Porto Torres della Soprintendenza archeologica Franco Satta, la...
PORTO TORRES. È stata presentata nell’area musealizzata di via Libio, presente tra gli altri il tecnico della sede operativa di Porto Torres della Soprintendenza archeologica Franco Satta, la maschera ispirata al Satiro rinvenuto nel 2003 nell’area delle Terme Maetzke ed esposto all’Antiquarium Turritano, opera dello scultore turritano Daniele Erre. Mentre Franco Satta ha parlato del ritrovamento del 2003 e del significato della presenza di satiri e sileni nelle abitazioni e strutture dell’antica Roma, Daniele Erre ha spiegato la genesi dell’idea e le varie fasi del lavoro. Daniele Erre ha iniziato a scolpire soltanto l’anno scorso, ma ha fatto passi da gigante, tanto che la sua arte è apprezzata non soltanto in città. «Porto Torres non ha una maschera tradizionale – ha esordito Daniele Erre –, ma la nostra è una città di origine romana e perciò ho pensato: perché non crearne una attingendo alla storia di Turris? Il Satiro si presta moltissimo». Così, dopo avere visitato più volte il museo per studiare il reperto, lo scultore si è messo all’opera. Prima con l’olmo, scartato essendo un legno poco modellabile «e adatto per il Mamuthone che ha lineamenti netti, ma non per il Satiro, che ha molti particolari anche piccoli», poi con il noce sardo, recuperato in città, dal giardino di un amico. Una volta disegnato il mascherone, Daniele ha iniziato la scolpitura, ottenendo una maschera alta 26 centimetri. Lasciato stagionare per un mese, il manufatto è stato rifinito con un lucidante naturale a base di acqua, trasparente e inodore. Quindi, le fasi finali: «Mi sono procurato da artigiani di Porto Torres delle corna di capra, che ho accorciato, e della pelle trattata di agnellino per creare la capigliatura del Satiro».
Emanuele Fancellu
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