«Più alloggi agli studenti con 10 milioni di risparmi»
La direttrice conclude il suo mandato e fa un bilancio di cinque anni di lavoro «Sul campus di Piandanna ho dovuto decidere io, non abbiamo perso soldi»
di Paoletta Farina
SASSARI
«Il campus a Piandanna? Nessuno decideva e allora ho fatto quello che era nei miei compiti istituzionali». «I milioni di finanziamento dati per persi? La realtà è che li abbiamo risparmiati, perché sarebbero andati a beneficio esclusivo dei privati». «Il ruolo dell’Ersu? Ritengo che si debba pensare a una sua riforma totale». Maria Assunta Serra, direttrice generale dell’ente regionale per il diritto allo studio di Sassari, il 30 giugno finirà il suo mandato e ritornerà a Cagliari, come dirigente all’Area, l’agenzia che ha sostituito l’Iacp. E intanto si toglie qualche sassolino dalla scarpa. Per cinque anni ha retto l’ufficio, cinque anni “caldi” in cui ha tenuto banco la questione campus universitario, con polemiche, veti incrociati, contenziosi legali, che alla fine si sono spenti con l’accordo di programma tra Comune, Università, Regione e lo stesso Ersu per abbandonare il progetto di concentrare gli studenti in un’unica struttura e scegliere l’opzione dello studentato diffuso.
– Allora, quale è il bilancio della direttrice Serra, ora che va via?
«Posso dire più che soddisfacente. Ho lavorato con passione e ho raggiunto gli obiettivi che mi ero preposta: realizzare un maggior numero di residenze universitarie, offrire servizi di buona qualità, aumentare il numero di borse di studio e sussidi. A Sassari sono diritti molto sentiti e io credo di aver ampliato gli strumenti per esercitarli. Per scelta personale ho deciso di non proseguire nell’incarico: sia il presidente, Gianni Poggiu, che tutto il consiglio di amministrazione mi hanno chiesto di restare un altro anno».
– Quando è arrivata al posto di comando, che situazione ha trovato?
«L’Ersu da un anno non aveva direttore generale e quindi scontava questa condizione. Anche la situazione di cassa non era felice, in quanto la Regione aveva rallentato gli accreditamenti per via del Patto di stabilità. C’erano progetti comunque già avviati, come le case dello studente in via Lamarmora e all’ex Fondazione Brigata Sassari. Progetti che, in continuità con le scelte fatte, io ho proseguito per portarli a compimento. Lascio un bilancio in salute con una buona situazione finanziaria e di liquidità, e con la convinzione di aver agito nel rispetto delle regole e a favore degli studenti».
– Entriamo nel dettaglio.
«Grazie a risorse per cinque milioni e mezzo, provenienti da Stato, Regione e da un contributo di 200mila euro della Fondazione Sardegna, nell’anno accademico 2015-2016, l’ente ha assegnato 1910 borse di studio, coprendo il totale delle richieste degli aventi diritto. Inoltre abbiamo erogato contributi per l’affitto di alloggi per un totale di 600mila euro, soddisfacendo la domanda di 437 studenti. C’è da tenere conto, purtroppo, che il nuovo modello Isee ha alzato l’asticella dei beneficiari».
– E per quanto riguarda l’edilizia universitaria?
«Sono in corso da settembre 2015 i lavori all’ex Fondazione Brigata Sassari la cui conclusione è prevista per i primi mesi del 2018 e che consentiranno la realizzazione di 75 nuovi posti letto, ristrutturando un edificio di pregio e valore storico. Precedentemente la conclusione della residenza di via Lamarmora, secondo moderni standard. Ma devo agiungere anche i lavori di adeguamento della Casa dello Studente di via padre Manzella».
Poi?
«Lo studentato diffuso che era nelle linee programmatiche comunali. Il finanziamento Cipe destinato al campus universitario alla periferia è stato rimodulato in tal senso con la prevista realizzazione, oltre che della residenza all’ex Fondazione Brigata Sassari, anche a San Lorenzo, in un terreno dell’università dove ci saranno 280 posti letto e servizi accessori. Entro i primi mesi del 2018 si potrà bandire l’appalto».
– E qui arriviamo al tormentone “campus sì-campus no,” che ha assunto anche toni di scontro altissimo tra Ersu e Comune... E con i proprietari del terreno al primo posto in quella graduatoria alla quale poi non è stato dato corso, i Segni- Clemente e gli eredi Satta Branca, che si sono visti sfumare un affare da dieci milioni di euro...
«Non nego che ci siano stati momenti di tensione, al punto che mi sono trovata a prendere io le decisioni. Presidente e cda, per mesi, non avevano dato un indirizzo univoco. Il Comune perseguiva sulla sua strada del “no” a qualunque richiesta di variante al Puc nell’ipotesi di una realizzazione della struttura a Piandanna. E, allora, bisognava stringere, perché sì, davvero, avremmo perso i finanziamenti. Grazie alla rimodulazione delle risorse Cipe da parte della Regione abbiamo blindato 20,5 milioni di soldi pubblici, e la stessa Regione ne ha aggiunto altri 3 che ci consentiranno di ospitare gli studenti vicino alle facoltà e nella cinta urbana».
– Quindi nessuna perdita di soldi pubblici?
«Come si fa a dire che si perdono soldi, quando per realizzare quello che si vuole ne sono necessari meno del previsto? Io parlerei piuttosto di risparmio, e di questi tempi mi pare sia un valore aggiunto».
– L’Ersu, così com’è, vista la sua esperienza, è ancora un ente che ha ragione di esistere? Il sindaco Nicola Sanna ha sostenuto di no.
«Io penso che debba essere riformato, in altre Regioni sono direttamente le Università a esserne a capo. Ovviamente è una questione aperta al dibattito politico».
Un po’ di rimpianto per Sassari, adesso che torna a Cagliari?
«Io amo la vostra città, che non mi era sconosciuta visto che sono stata direttore anche all’Istituto Zooprofilattico. A Sassari ho trovato molto calore umano. E non è una cosa da poco».
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