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Sassari

Anfiteatro nella cava, una struttura pubblica che va recuperata

di Gerolamo Squintu
Anfiteatro nella cava, una struttura pubblica che va recuperata

Realizzata più di 30 anni fa ora è in stato di abbandono L’assessore Farina: «Poche risorse ma ci impegneremo»

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OZIERI. Con il varo dei programmi per le manifestazioni inserite nell’Estiamo in Piazza 2016 è tornata d’attualità l’annosa questione dell’entrata in funzione del grande, oneroso teatro all’aperto realizzato una trentina di anni fa dall’amministrazione civica allora in carica nelle dismesse cave di calcare di Santu ‘Ainzu.

Il complesso che comprende una vasta platea, comode scalinate per centinaia di posti e numerosi locali di accoglienza (servizi, depositi, camerini per gli artisti e altro) tendeva a valorizzare l’intera area e a mettere a disposizione della cittadinanza e dei giovani in particolare un’arena ampia e convenientemente attrezzata, idonea ad accogliere spettacoli d’arte varia proprio in relazione alla nascita dell' Estiamo in Piazza.

In quegli anni si esibirono a Ozieri gruppi jazz e complessi musicali di richiamo nazionale ed internazionale. Erano spesso accolti purtroppo in locali inadeguati, con la gente ammassata alla meglio. Ciò in parte determinò la loro fine. Ma più di un cittadino sollecita l’attenzione della giunta sul problema e si chiede se è possibile riprendere in mano il problema. Uno dei più longevi amministratori locali, Gavino Farina, attuale vice sindaco ed assessore ai Lavori pubblici (gli stessi incarichi ricopriva quando l'impianto sorse), pur consapevole delle difficoltà non solo di ordine finanziario, (tanto per fare un esempio la possibilità di caduta massi lungo l’alta parete rocciosa) si dice pronto ad analizzare la situazione e vedere se sarà possibile arrivare a una conclusione. «Certo i tempi non sono molto favorevoli e le imponenti risorse necessarie al momento in cassa non ci sono – dice –. Comunque l'impegno mio e dei miei colleghi di giunta c’è». Ma da non trascurare sono anche i problemi collegati ad altre strutture di proprietà comunale e che sono pur sempre in attesa di un rispondente loro utilizzo. I riferimenti sono allo stabile realizzato all’interno della pineta del Cantaro inizialmente destinato a Casa dello Studente, da tempo regno dei vandali; al grande edificio dell’ex Caserma Manara-Su Barantasese solo in parte adibita a caserma della Guardia di finanza, e ai circa tre ettari con annesso complesso edilizio dell’ex Centro di Tiro Nazionale, antistante il cimitero. La casa è in gran parte crollata e l’ingresso è impedito da un’inestricabile siepe di spine e rovi. Eppure è un’area di grande interesse naturalistico ed ecologico a due passi dall’abitato. Se vi si intervenisse con giuste prospettive, potrebbe rappresentare per la comunità un interessante punto di osservazione della natura e di comoda, gradevole sosta.

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