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Sassari, casa dello spaccio con porta blindata

di Gianni Bazzoni
Sassari, casa dello spaccio con porta blindata

Dopo mesi di indagini i carabinieri hanno arrestato tre nigeriani. Operavano nel centro storico tra Piazza Mazzotti e la parte bassa del Corso 07protetti dalle vedette

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SASSARI. Una porta blindata per proteggere la centrale dello spaccio ricavata in una abitazione del centro storico, tra piazza Mazzotti e la parte bassa del Corso. Ma lo sbarramento (la casa aveva come protezione anche un cancello e una serie di vedette posizionate in punti strategici) non è servito a fermare l’attività investigativa dei carabinieri del nucleo operativo della compagnia che - dopo mesi di indagini - hanno chiuso il cerchio attorno a una banda di nigeriani. Tre le persone arrestate per spaccio aggravato e continuato di sostanze stupefacenti: si tratta di Humphery Enogieru, 27 anni, Sofia Tony, di 30, e Williams Obasohan, 26, che sono state rinchiuse nel carcere di Bancali. Le misure cautelari sono state richieste dal sostituto procuratore della Repubblica Mario Leo, titolare dell’inchiesta, ed emesse dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Sassari. Una decina gli episodi di spaccio documentati dai militari guidati dal capitano Fabio Melci, sequestrati 12 grammi di eroina e 5mila euro in contanti frutto della droga venduta in precedenza.

L’attività investigativa era cominciata nel mese di gennaio, quando i carabinieri avevano messo sotto osservazione una zona specifica del Corso dove era stato registrato un via vai di giovani, alcuni conosciuti come tossicodipendenti.

Sono stati necessari, però, lunghi appostamenti per individuare con precisione il luogo in cui avvenivano gli scambi e per ricostruire le dinamiche della cessione dello stupefacente, anche perché i militari hanno dovuto operare in un contesto ambientale ostile, con la presenza di "vedette" in grado di dare l'allarme al passaggio delle forze di polizia.

La centrale dello spaccio è stata individuata in via Infermeria San Pietro, dove gli occupanti della casa erano in grado di monitorare a distanza le vie d'accesso e riconoscere gli acquirenti prima di farli entrare nell'abitazione. La prassi era sempre la stessa: dopo aver aperto la porta blindata che proteggeva l'ingresso, veniva effettuato un primo controllo sulla strada, facendo attenzione a tenere ben chiuso un cancello in ferro posto a ulteriore protezione dell'immobile. Dopo aver “identificato” l’acquirente ed esclusi ulteriori sospetti o anomalie, veniva consentito l'ingresso. Per l’uscita dei clienti veniva seguita la stessa procedura.

Nel corso dei servizi, i carabinieri in borghese, una volta compreso il meccanismo, sono riusciti a fare una serie di riscontri e avere così la prova materiale che le tante visite a domicilio non erano casuali. Chi si recava in quell'abitazione lo faceva con l'unico scopo di comprare la droga e per farlo era disposto a pagare in contanti, oppure a cedere beni personali, come computer e cellulari. Martedì il blitz: dopo essere rimasti appostati per diverse ore, alla prima occasione utile i militari hanno profittato dell’arrivo di un acquirente per entrare in azione prima che venisse chiuso il cancello.

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