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Sassari

Ecomafia, record di illeciti nel Sassarese

di Salvatore Santoni
Ecomafia, record di illeciti nel Sassarese

Dossier di Legambiente: «Al quinto posto tra le province italiane per infrazioni accertate»

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SASSARI. La costante pressione del cemento abusivo che soffoca il territorio, il traffico illecito di rifiuti, i roghi che mandano in fumo ettari di vegetazione, il trafugamento di beni culturali, le bande di bracconieri e i truffatori dell’agroalimentare. È la galassia di reati ambientali elaborati da Legambiente e messi in fila nel dossier Ecomafia 2016, gli ingredienti indigesti di un boccone difficile da buttare giù per il Sassarese, che nelle classifiche si piazza come quinta provincia d’Italia per infrazioni accertate.

I dati. Nonostante nella lotta all’ecomafia e agli ecoreati arrivino i primi segnali di una inversione di tendenza, dopo l’introduzione della legge sui delitti ambientali nel codice penale e un’azione più repressiva ed efficace, per il Sassarese la situazione resta critica. Infatti, l’elaborazione degli ambientalisti che hanno lavorato sui dati forniti dalle forze dell’ordine, restituisce una mappatura a tinte fosche. Nella classifica provinciale dell’illegalità ambientale presentata nel dossier Ecomafia 2016, la provincia di Sassari si posiziona infatti al quinto posto con 861 infrazioni accertate, pari al 3,3 per cento sul totale nazionale. Numeri da capogiro che segnano un triste record per il Nord-ovest, che nella classifica degli ambientalisti è peggio di realtà come Palermo, Reggio Calabria e Siracusa.

Cemento e rifiuti. Gli ambientalisti si sono concentrati su due macro categorie: una dedicata alle illegalità nel ciclo del cemento e poi nel ciclo dei rifiuti, che rappresentano una buona fetta dei reati. Per quanto riguarda il ciclo del cemento, nel 2015 in provincia di Sassari sono state accertate 26 infrazioni e raccolte 43 denunce. Inoltre, sono stati effettuati 3 sequestri. Sui reati connessi alla gestione dei rifiuti, invece, sono state accertate 30 infrazioni, raccolte 23 denunce, effettuati 7 sequestri e 3 arresti. Si tratta di numeri in diminuzione rispetto al 2014, così come il dato nazionale, ma che piazzano il Sassarese al quinto posto nella classifica delle peggiori province d’Italia.

Le storie. Quest’anno il dossier Ecomafia si arricchisce di storie simboliche scovate in giro per l’Italia che raccontano gli illeciti a danno dell’ambiente, della filiera alimentare e degli animali. Come la storia dei bracconieri che vendevano carne non controllata a ristoranti sassaresi. Catturavano prevalentemente cinghiali, conigli e lepri, ma anche pernici, quaglie, tordi, colombacci e merli, senza tralasciare rapaci e altre specie protette come occhioni, civette, ghiandaie e sparviere. Sparavano alle prede direttamente dall’auto, spesso a poca distanza da strade pubbliche, e rivendevano la selvaggina a collezionisti e a ristoratori che la mettevano in commercio nonostante la totale assenza di controlli sanitari. La banda agiva nelle zone periferiche di Sassari e nei mesi scorsi è stata sgominata dagli investigatori della squadra mobile della questura.

Ecomafia. Il dossier stilato da Legambiente considera una folta serie di reati contro ambiente, animali e patrimonio culturale. E poi ci sono gli illeciti nella filiera agro-alimentare e soprattutto gli incendi, con un’impennata che pesa sui dati finali. Il rapporto Ecomafia è stato realizzato, come ogni anno, grazie alla collaborazione delle forze dell’ordine (carabinieri, polizia, corpo forestale, guardia di finanza, capitanerie di porto) e gli altri organi di polizia giudiziaria, l’ufficio antifrode dell’Agenzia delle dogane, la direzione investigativa Antimafia, la direzione nazionale antimafia.

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