Avvocati in rivolta: «Il Giudice di pace deve restare in città»
Durissime reazioni all’annunciata chiusura degli uffici L’amministrazione comunale sul banco degli imputati
PORTO TORRES. L’amministrazione comunale sale sul banco degli imputati dopo la decisione di sopprimere l’ufficio del Giudice di pace per mancanza di sostanziali vantaggi nel mantenimento del servizio: la requisitoria parte dai ventuno avvocati portotorresi che invitano sindaco e giunta comunale a «voler aprire un confronto con la cittadinanza e con gli operatori della giustizia, domandando sin d’ora la revoca o l’annullamento della delibera».
Una richiesta chiara per esaltare le regole di partecipazione democratica secondo il documento presentato dagli avvocati - poiché la delibera appare contraria alle norme di funzionamento dell’ente, alle prerogative del consiglio comunale e ai principi del diritto amministrativo -, che trova sponda pure su sette consiglieri di opposizione che hanno chiesto un ordine del giorno aggiuntivo per discutere sulla soppressione del Giudice di pace già nel consiglio di giovedì pomeriggio. «Ben diversamente da quanto afferma l’amministrazione comunale - assicurano gli avvocati -, l’ufficio ha registrato negli ultimi mesi una significativa crescita del numero dei procedimenti trattati, sia in ambito civile che penale, e in vista dell’imminente riforma del processo civile, già in discussione in Parlamento, è prevista una crescita esponenziale del carico di lavoro in conseguenza dell’ampliamento delle competenze, funzionali e per valore, che saranno attribuite ai Giudici di pace».
E per questo i legali illustrano i vantaggi del mantenimento dell’ufficio giudiziario in città. «Sfugge all’amministrazione che la peculiarità del Giudice di pace è proprio quella di fornire ai cittadini un accesso diretto alla giustizia, perché molti procedimenti di competenza del Giudice possono essere proposti personalmente dagli interessati.
Sarebbe stata sufficiente una verifica diretta presso l’ufficio nei giorni di udienza per accertare l’affluenza dei cittadini che chiedono di essere ricevuti dal Giudice e che comunque chiedono consigli al personale delle cancellerie per la risoluzione delle problematiche attinenti alla giustizia». Inoltre sono considerate pretestuose le motivazioni di antieconomicità del servizio. «Appare del tutto fuori luogo affermare che la chiusura dell’ufficio giudiziario non causerà esborsi economici ai cittadini: parametrare le esigenze di giustizia con aspetti esclusivamente economici appare non solo riduttivo, ma ancor più sintomatico di una scarsa sensibilità e minima conoscenza delle problematiche che coinvolgono famiglie e persone per le quali la distanza o anche solo il costo di un biglietto dell’autobus può essere gravoso e disagevole».
Tante motivazioni, insomma, per impedire la soppressione di un Ufficio conquistato con tenacia e determinazione dagli stessi legali, in accordo con la precedente amministrazione comunale, dove l’atto di giunta non è preceduto da una nuova delibera del consiglio comunale. La scelta dell’esecutivo pentastellato va inoltre in controtendenza rispetto alle scelte fatte da altri Comuni, che si basavano invece sulla assoluta necessità di mantenere il contatto diretto tra i cittadini e l’amministrazione della giustizia. L’auspicio degli avvocati è che la delibera venga sospesa con effetto immediato, e che si apra un confronto con cittadini, consiglio comunale e operatori della giustizia.
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