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L’orologio smarrito e la vittoria che arriverà

Un amico comico una volta mi ha detto: «Io non creo idee nuove, le idee sono nell’aria e come se il mio lavoro fosse solo quello di catturale con un retino». Questa metafora si può generalizzare allo...

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Un amico comico una volta mi ha detto: «Io non creo idee nuove, le idee sono nell’aria e come se il mio lavoro fosse solo quello di catturale con un retino». Questa metafora si può generalizzare allo sport. Se l’atleta cerca il risultato a tutti i costi c’è un grande rischio che non lo trovi. La prestazione è nell’aria e compito dello sportivo è fare da catalizzatore di questa, esserne semplicemente il canale di espressione. Sembrano parole mistiche orientaleggianti, ma riguardano problemi molto occidentali e quotidiani.

Un esempio per spiegare il concetto: spesso mi capita di non trovare alcuni oggetti come l’orologio, chi vive e ha vissuto con me sa che quando esco di casa prima di salutare chiedo «Hai visto il mio orologio?». In realtà non lo perdo mai, sto attento, nel momento in cui lo appoggio, a dove lo metto, ma non presto attenzione a memorizzare il luogo. In tanti anni di esperienza ho imparato a non cercare, ma a farmi trovare e vi garantisco che è molto più semplice vivere così.

Se non trovo l’orologio sono sicuro di non averlo perso, so che non lo lascerei mai in un posto pericoloso, semplicemente non lo indosso e aspetto che prima o poi salti fuori. Se lo cercassi mi innervosirei, non lo troverei e probabilmente finirei per sfogarmi con chi mi sta affianco. Insomma non otterrei risultato e vivrei male il momento. Ecco la ricerca del risultato segue un po’ la stessa logica, esistono delle aree che da sportivo posso controllare (sostanzialmente gli allenamenti e la preparazione) che equivalgono al non mettere oggetti in pericolo; e aree che non posso controllare, appunto il risultato (perché dipende da tanti fattori esterni, primo fra tutti gli avversari). L’andare in campo con questa ossessione comporta il rischio di rovinare il momento e la prestazione senza trovare ciò che si cerca. Un’idea, non importa in che contesto e quanto sia desiderabile, diventa una malattia quando la mente è ossessionata da essa. La logica è dunque quella di non essere schiacciati dall’idea o dal risultato, ma più che altro “attraversati”. Tutto ciò può avvenire se si raggiunge una percezione di flusso passando dal dire al fare, dal pensiero all’azione e dal riflettere all’esecuzione. L’atleta nella prestazione ottimale fa come lo spaventapasseri non pensa, ma comunque fa volare via gli uccelli. Diventa pura funzione.

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