La Nuova Sardegna

Sassari

Sorso, disabili in spiaggia ma solo se armati di pala

di Salvatore Santoni
Sorso, disabili in spiaggia ma solo se armati di pala

Disavventura di due famiglie che hanno trovato le passerelle sepolte dalla sabbia L’assessore Delogu: «La pulizia era prevista per sabato ma c’era il maestrale»

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SORSO. Quest'anno frequentare il litorale di Platamona armati del classico equipaggiamento da mare potrebbe non bastare. Soprattutto quando gli accessi sono ostruiti dalla sabbia e a volere andare in spiaggia è una persona costretta in carrozzina. Oltre ad asciugamano, ombrellone e sdraio potrebbe essere necessario armarsi di una pala. Come ha fatto, domenica, una famiglia di Sorso. Una volta arrivati alla Marina, davanti allo scivolo che dalla piazzetta conduce alla spiaggia sottostante, hanno trovato l'ingresso sbarrato da una duna di sabbia e la carrozzina si è piantata. Ma il capofamiglia, poco più che settantenne, non si è dato per vinto. Si è presentato in un chiosco vicino per chiedere una consumazione inusuale («Avete una pala?») e si è messo a spalare sabbia sotto il sole cocente. Ieri mattina, invece, il film (senza pala) si è ripetuto alla settima discesa con una famiglia di Castelsardo.

Critiche a palate. «Ho provato a spingere la carrozzina per qualche metro ma stava per rovesciarsi – racconta l’anziano spalatore della Marina di Sorso –. A quel punto ho chiesto un aiuto nel chiosco vicino e mi hanno prestato una pala. E niente, ho iniziato a spostare la sabbia per pulire lo scivolo di cemento». Mentre era all’opera, qualcuno gli ha scattato delle foto che sono finite sul gruppo Facebook sorsense "Di rà toia" provocando centinaia di condivisioni e commenti negativi contro l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giuseppe Morghen, che lunedì mattina, intorno alle 6, ha inviato gli operai comunali per spazzare minuziosamente ogni granello di sabbia. «Prima frequentavamo la spiaggia della Rotonda – continua il settantenne – perché è fornita di tutti i servizi necessari per i disabili. Pensavo che anche qua alla Marina fossero attrezzati ma mai avrei pensato di dovermi mettere a spalare sabbia per fare entrare la carrozzina. Credo che se si vuole fare di Sorso una meta turistica bisognerebbe prima prestare attenzione a queste cose. Da oggi insieme all’ombrellone porterò con me una pala».

Settima discesa. Un altro caso si è verificato ieri mattina, quando una famiglia di Castelsardo con un figlio disabile si è recata alla settima discesa a mare. Niente scivolo e tanta sabbia sul lastricato. E così, quello che per una persona normale significa soltanto un lavoro extra per i polpacci, per una persona in carrozzina diventa una montagna insormontabile. In questo caso, la famiglia non aveva una pala a portata di mano, e i venti metri tra ombrellone e vialetto sabbioso sono diventati un inferno di fatiche. «Non è possibile che a metà luglio il Comune non abbia ancora pensato ai disabili – commenta il padre del ragazzo –. Noi veniamo da Castelsardo perché la zona è molto tranquilla e ci piace. Ma è una fatica incredibile arrivare alla spiaggia».

Litorale off-limits. Ma i problemi per i disabili sono anche altrove. Si inizia dalla zona dell’ex lido Iride, la discesa a mare numero uno. Discesa di nome e di fatto: c’è un salto di un metro tra l’asfalto e la sabbia che mette in crisi chi sta sulle proprie gambe, figurarsi chi è costretto in carrozzina. L'amministrazione assicura che «gli uffici stanno studiando una soluzione». Alla quarta discesa (bandiera blu) le passerelle mobili ci sono ma servono a poco. Sì, perché i parcheggi sono nel caos a causa di un cantiere aperto e i disabili sono costretti a lunghi tragitti prima di arrivare all'arenile. L’amministrazione comunale spiega che l’accumulo di sabbia alla Marina è da attribuire al vento; l'assessorato assicura che la zona è oggetto di interventi periodici. «La pulizia delle passarelle della Marina di Sorso – riferisce l’assessore alle Manutenzioni, Agostino Delogu – è stata fatta ieri mattina così come da cronoprogramma. Non siamo intervenuti sabato perché abbiamo atteso che calasse il vento di maestrale».

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