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Sassari

Sardegna, lettere a Renzi. Il pastore: «Quel sindaco a casa mia quattro anni fa»

Fortunato Ladu*
Sardegna, lettere a Renzi. Il pastore: «Quel sindaco a casa mia quattro anni fa»

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Benvenuto, presidente,

mi dicono che oggi sia venuto in Sardegna a degnarci della sua presenza. Sempre gradita la visita di un estraneo e il dovere dell'ospitalità ci insegna che sarà premura di chi la ospita renderle il suo soggiorno particolarmente piacevole. So già comunque che tutto ciò mi sembra un quadro già visto con da una parte le facce indignate degli indipendentisti che guardano di malavoglia lo straniero d'oltremare, per lo più toscano, e dall'altra i suoi sostenitori. Sono passati quattro anni da quando mi onorò di una sua visita in azienda, un aspirante premier allora che rendeva visita ad un pastore. Mi disse anche che per potermi incontrare aveva disdetto alcuni appuntamenti. Mi promise che sarebbe tornato da me una volta diventato presidente del Consiglio, ma si sa, anche se sognare non costa niente, il suo viso continuo a vederlo o sulle pagine dei giornali o in tv.

Alla mia non più tenera età ho imparato a mie spese che i politici e i marinai hanno probabilmente lo stesso dna. Da sardo ospitale quale sono, volevo però darle il benvenuto nella mia Terra, augurandomi che gli accordi che siglerà, ripeto i sogni sono gratuiti, prevedano che fare la tratta Cagliari Sassari in treno non comporti il portarsi dietro il pranzo o la cena e un eventuale kit di pronto soccorso. Penso anche sia utile pensare che, visti i danni enormi, la gestione della Protezione civile sia demandata ai gestori del territorio, cioè i pastori, che ogni anno pagano il maggior tributo di danni. Cosa dire poi del settore dell'allevamento ovino, che richiede a più voci l'acquisto dell'esubero di produzione del pecorino romano che darebbe respiro, non poco ai mercati ormai sofferenti. Si lo so, non siamo gli allevatori della pianura Padana, ma noi siamo un popolo di pastori ci accontentiamo e spesso e volentieri ci reputiamo italiani, anche se in sede di trattamento fra noi e i migranti la differenza che dovrebbe essere sostanziale non ci viene riconosciuto.

Ci accontentiamo di vivere dei premi comunitari dando ai nostri animali tutto quello che loro producono, a noi tolte le spese non resta niente o se come ormai avviene, Argea si ricorda a distanza di anni che noi esistiamo. Che dire poi dello straniero che arriva in Sardegna, monta centinaia di ettari di serre fotovoltaiche, senza piantare nemmeno una pianta di pomodoro, finanziate da banche italiane, quelle stesse banche che anni fa mi negarono il finanziamento per la mia piccolissima turbina eolica. Siamo un popolo di sognatori Presidente, dall'artigiano al pastore, all'agroindustria a tutto l'indotto e sogniamo un Presidente del Consiglio che ci faccia viaggiare ad un prezzo equo, che ci faccia capire che l'istruzione non è un privilegio dei ricchi, che il cibo che noi produciamo non sia trattato alla pari delle filiere industriali, che qui si può fare ricerca, esportare il nostro livello di vita e il nostro cibo come modello, qual'è, di longevità.

Se farà questo Presidente, non sarà il solito, ma sarà sempre quell'umile sindaco che nell'autunno del 2012 mi rese visita, diversamente sarà omologato a tutti quelli che l'anno preceduta.

* Pastore e allevatore

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