«Non ci hanno avvertito del pericolo»
Panico fra i bagnanti della Rotonda, con la spiaggia invasa dal fumo e la cenere sugli ombrelloni
SASSARI. «Non ci hanno avvisato del pericolo». Fernando Melis è in compagnia della famiglia a rilassarsi nella spiaggia di Platamona. All'improvviso una colonna di fumo si leva minacciosa da dietro alla pineta. Passa qualche minuto, si abbassa e assedia gli ombrelloni come una nebbia fitta. Inizia a piovere cenere: sono resti di canne incenerite. Il figlioletto inizia a piangere e il papà smonta l'ombrellone di corsa e si allontana dalla spiaggia. «Abbiamo visto il fumo che avanzava e facevamo fatica a respirare – racconta l'uomo –. Ho preso mia moglie e mio figlio e siamo andati via perché non sembrava una situazione per niente sicura. Intorno a me gli altri bagnanti erano tutti spaventati e non sapevano che fare. Noi abbiamo iniziato a vedere il primo fumo alzarsi intorno alle 17 ma non ho visto nessuno venire in spiaggia a dirci come comportarci. Io per il sicuro ho preso la famiglia e l’ho portata via».
Andrea Migheli e Grazia Manca hanno fretta di salire in auto. Mentre il rogo inceneriva lo stagno di Platamona stavano prendendo il sole al nuovo lido Titanic. Quando scatta il fuggi fuggi generale loro sono tra i primi a catapultarsi nel parcheggio davanti all'ex lido Iride, dove hanno lasciato l’auto. Mentre lei si sciacqua gli occhi dalla cenere con una bottiglietta d'acqua, lui carica i bagagli nel cofano e vuole soltanto mettere in moto. «Siamo rimasti un po' ad aspettare che il fumo calasse – dice il ragazzo – ma invece le cose stavano peggiorando di minuto in minuto. Una cosa del genere non l'avevamo mai vista, sembra l'apocalisse: cenere nell’aria, fumo densissimo, non vedevamo a un palmo dal naso».
Mentre tutti abbandonano l'arenile di Platamona, Tore Meloni è costretto a rimanerci. Lui è il gestore del nuovo Gazzosa Beach, al primo pettine, e non può abbandonare la nave in pericolo. Mentre il rogo avanza, il suo è l'ultimo check point sicuro prima della Rotonda: oltre non si può proprio andare. La sua passarella in legno è l’uscita di sicurezza dalla spiaggia. Le persone escono a tentoni, tutte bardate con gli asciugamani per aiutarsi a respirare nel fumo e l'unica cosa che vogliono è raggiungere le rispettive auto e ingranare la prima. «Per noi è un danno enorme – dice –, abbiamo appena aperto e questa fuga nel bel mezzo di una domenica tra le più calde dell’estate proprio non ci voleva». La fuga, Tore Meloni l'ha vista in presa diretta. «La gente – racconta l'esercente – ha iniziato ad abbandonare la spiaggia intorno alle 17. Inizialmente non si capiva bene cosa stesse succedendo, poi ho visto i bagnanti scappare, soprattutto famiglie portando via i bambini». (s.s.)
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