La Nuova Sardegna

Sassari

«Sanità a Sassari, i lavoratori ridotti a bancomat»

di Giovanni Bua
«Sanità a Sassari, i lavoratori ridotti a bancomat»

Sindacati all’attacco: non basta la sede dell’Ats unica a Sassari, la fusione tra Asl e Aou è stata un vero disastro

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SASSARI. «Gli interventi sull’organizzazione sanitaria nel Sassarese già avviati hanno prodotto, come ampiamente previsto, solo effetti penalizzanti a danno dei lavoratori e nessun tangibile miglioramento dei servizi per gli utenti». Non usano giri di parole i segretari territoriali di Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl Salvatore Mario Terrosu, Antonio Monni e Dario Cuccuru. Per nulla inteneriti dalla decisione di collocare a Sassari la sede dell’azienda tutela della salute che il primo gennaio 2017 nascerà dalle ceneri delle otto aziende sanitarie sarde. Un solo ente che dovrà governare più della metà del bilancio della Regione, la cui collocazione i sindacati valutano positivamente: «Ma pensiamo – scrivono i tre – che per un reale miglioramento dei servizi ed una razionalizzazione dei costi non si possa prescindere dal coinvolgimento attivo di chi nel servizio sanitario regionale opera quotidianamente».

L’incorporazione. Molte le criticità segnalate. Prima fra tutte lo scorporo e la relativa incorporazione dell’ospedale civile nell’azienda ospedaliero universitaria di Sassari: «Dove abbiamo assistito – attaccano i sindacati – e tutt’ora stiamo assistendo ad un perpetuarsi di inadempienze contrattuali che gravano sulle tasche dei lavoratori, utilizzati ormai come bancomat del sistema e ad un modello di politica sanitaria che è stato un fallimento, almeno a Sassari, rispetto al quale emerge inequivocabilmente un modello di gestione della sanità sconclusionato, dove la parola d’ordine è navigare a vista».

Posti letto. «Posti letto insufficienti rispetto alla domanda di salute, liste d’attesa interminabili, carenza di personale e blocco del turnover, nessuna attivazione delle procedure per il superamento del precariato, tagli indiscriminati su approvvigionamenti e presidi e così via dicendo – sottolineano le tre sigle –. Se questo è cambiamento allora è facile concludere che trattasi di una vera e propria ristrutturazione aziendale a totale carico di chi quotidianamente tira la carretta per garantire assistenza ai cittadini».

Niente risparmi. «A sette mesi dall’accorpamento non è stata programmata alcuna razionalizzazione delle Strutture Complesse con conseguente riduzione dei reparti ospedalieri doppi e dei primari, le uniche razionalizzazioni che si portano avanti si riflettono unicamente sulle tasche dei lavoratori. A questo proposito appare opportuno denunciare per l’ennesima volta la gravissima inadempienza dell’azienda ospedaliero universitaria che a causa della mai realizzata certificazione dei fondi contrattuali da parte del collegio dei revisori dei conti, non ha provveduto, nonostante numerosi solleciti, ad adempire al riconoscimento delle progressioni economiche e al pagamento di produttività, buoni pasto e così via dicendo».

Zero dialogo. «Il mancato coinvolgimento reale del sindacato è stata un’occasione persa, poiché il contributo degli addetti ai lavori avrebbe certamente prodotto condizioni di miglioramento, non solo per i lavoratori ma anche e soprattutto per i cittadini Per questo bocciamo il processo di riforma in atto, memori degli effetti nefasti sui lavoratori prodotti dall’accorpamento del SS Annunziata, poiché quando ci si scotta con l’acqua calda si ha paura anche della fredda. Chiediamo il rispetto delle condizioni contrattuali con l’applicazione immediata degli accordi sottoscritti sull’erogazione del salario della produttività e progressioni economiche. Lo sblocco immediato del turnover per creare condizioni di lavoro migliori e l’immediato avvio delle procedure per la stabilizzazione del precariato, che nel nostro territorio raggiunge numeri impressionanti. E infine la convocazione di un tavolo di contrattazione per l’esame delle materie ed istituti contrattuali, affinché si renda uniforme il trattamento economico e normativo attualmente differenziato tra i lavoratori della Aou e quella parte di lavoratori in servizio nel SS. Annunziata ».

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