La magia dei Candelieri, la grande festa di Sassari
Nel passato medievale della città affondano le radici della grande Discesa. Una lunga storia di devozione all’Assunta, sacrifici economici e fatica fisica. Sulla nostra pagina Facebook collegamenti in diretta dal Palazzo di Città e da piazza Santa Maria
SASSARI. La “Festha manna” ossia la “Festa grande” dei Sassaresi è la processione dei Candelieri: una processione che è anche festa di popolo e affonda le radici della propria origine nel passato medievale della città: nel pieno XIII secolo Sassari fu dipendente politicamente da Pisa, che diede alla città un ordinamento comunale e inviandovi ad amministrare dei podestà. Da Pisa arrivò anche il rito religioso di onorare la Vergine Assunta ogni “mezz’agosto” con un’offerta in cera, recata da parte di tutta la popolazione cittadina sotto forma di grandi ceri.
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La cera vergine era all’epoca assai importante, era di fatto una forma di “fonte di energia” (per usare termini moderni), consentendo l’illuminazione e quindi aveva anche un suo valore economico: il costo dell’offerta annuale era preso dalla comunità civica e le corporazioni delle arti e dei mestieri, a nome della popolazione cittadina, si assumevano il compito di trasportare questa offerta fino alla chiesa dov’era festeggiata l’Assunta. I ceri erano trasportati da portatori e posti sopra delle portantine, composte probabilmente in origine da una semplice pedana quadrangolare dotata di stanghe per facilitare la distribuzione del carico (i ceri di grosse dimensioni). Questi ceri, che dovettero essere abbastanza alti, probabilmente erano assicurati alla portantina da supporti alla base e forse da tiranti nella parte sommitale per fare in modo che i movimenti del trasporto non li lesionassero. A queste “strutture” di trasporto si aggiungevano da parte dei fedeli decorazioni varie.
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Dal medioevo l’uso dell’offerta in cera sopravvisse a Sassari e si mantenne malgrado l’alternarsi delle dominazioni, fino all’età spagnola, nel XVI secolo, quando questa processione assunse nuovo valore, rinnovato nello spirito come voto alla Vergine per far cessare le epidemie di peste che funestarono Sassari e la Sardegna in varie occasioni, soprattutto nell’anno 1652.
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Fu con le pestilenze di Cinquecento e del Seicento che nacquero gli attuali Candelieri: l’offerta devozionale da reale, ossia i grossi ceri, divenne simbolica, quando alla cera si sostituì il legno e i fusti cilindrici divennero vere e proprie colonne, tant’è che proprio nel Cinquecento nei documenti municipali si menzionano le “columne incoronade”, ossia “colonne incoronate” per l’evoluzione decorativa che riguardò la parte sommitale, dov’erano poste immagini religiose (dipinte o incise) insieme a fiori, decori in carta, nastri (questi ultimi evoluzione a loro volta dei tiranti che in antico tenevano dritti i ceri sulle portantine).
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I Candelieri così formati, sono annoverati quali “macchine a spalla” e come tali riconosciuti e valorizzati dall’Unesco, insieme ad altre macchine a spalla presenti in città italiane e del resto del mondo. Mentre discendono per il corso cittadino, i Candelieri di fatto ballano, vengono mossi creando (nei limiti del loro peso) delle figure di danza ed è qui che il sentimento religioso trascende nella festa popolare, momento di gioia in ricordo alle generazioni di Sassaresi passate, scampate alle pestilenze.
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È vero che in alcuni anni sia recenti sia lontani nel passato si è trasceso, sbagliando, nell’eccesso (si contano lamentele anche nel Settecento e nell’Ottocento da parte di governatori e prefetti) e ciò va evitato per rispetto di tutti e del significato religioso.
Ma è pur vero che la gioia di vivere è in fondo il motore che portò chi sopravvisse a quelle tremende epidemie a sobbarcarsi l’onere di preparare la grande festa oltreché il peso di queste colonne di legno e a festeggiare ringraziando la Vergine Assunta per poter ricostruire così la quotidianità ed andare avanti, lavorando, mettendo su famiglia, generando figli e sperando nell’arrivo di nipoti, stringendo amicizie: insomma dare comunque senso alla propria vita, che è poi forse il senso della vita.
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