Stagione di pesca all’aragosta si attende la proroga regionale
SASSARI. C’è attesa nella marineria della Sardegnaper la pubblicazione del decreto assessoriale che concretizza in provvedimento legislativo le conclusioni cui è giunto il Comitato consultivo...
SASSARI. C’è attesa nella marineria della Sardegnaper la pubblicazione del decreto assessoriale che concretizza in provvedimento legislativo le conclusioni cui è giunto il Comitato consultivo regionale della Pesca che il 27 luglio scorso ha condiviso lo spostamento del fermo biologico dell’aragosta dal 30 agosto al 30 settembre. Se il decreto non sarà pubblicato nei prossimi giorni, a fine mese nasse e tramaglioni cesseranno la loro funzione. La regina della tavola, quella pescata nei nostri mari, darebbe quindi spazio ad altri prodotti di importazione proprio nel momento in cui la domanda è molto forte grazie al fenomeno turtistico in piena evoluzione. Da tempo, proprio sulla pesca all'aragosta, è in atto un confronto tra i pescatori e la Regione. La marineria sarda chiede da tempo di uniformare il periodo di pesca regionale a quello nazionale che consente la cattura dal primo aprile al 30 gennaio. I restanti mesi sono sottoposti a fermo biologico. «Si tratta di norme – sottolinea Giovanni Delrio, presidente dell’associazione “Banchina Millelire”, 57 aziende associate – che stanno distorcendo anche la giusta competizione che deve esistere tra le marinerie italiane. Succede che i pescatori di altre regioni sfruttano questa disparità per pescare l’aragosta in Sardegna nei mesi estivi per poi trasferirsi nelle loro regioni nel periodo autunnale quando la pesca, secondo la normativa nazionale, è consentita».
Tanto per citare un esempio in questi giorni nei mari di Alghero stanno operando sei imbarcazioni della piccola pesca provenienti dalla Campania.
Una situazione che si trascina da oltre 40 anni: nel resto dei mari d’Italia l'aragosta si può pescare per 8 mesi, in Sardegna per 6. Ma succede anche, come è avvenuto quest’anno, che per le condizioni climatiche avverse anche nel periodo consentito i pescatori debbano restare inattivi per lungo tempo. Secondo un calcolo effettuato dalle associazioni di categoria nell'arco dei sei mesi autorizzati per le condizioni meteo marine avverse le giornate di pesca si riducono a 90 giorni. Anche per quanto riguarda la tesi di protezione della specie esistono già precise regole sia per le aragoste di piccola taglia e sia per quelle in possesso delle uova: debbono essere rigettate in mare. Tra l’altro il prodotto dei mari sardi per la particolare prelibatezza probabilmente frutto della integrità del mare di Sardegna, vanta numerosi estimatori e rappresenta una opportunità di promozione e richiamo per quel turismo gastronomico del quale tanto si parla. Togliere dal mercato il prodotto principe dei mari sardi rappresenta anche un danno di ordine economico e di immagine.
Gianni Olandi
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