Corsa all’anello, successo e una coda di polemiche
OSILO. Non potrà certo offuscare lo straordinario successo della Corsa all’anello 2016, la polemica innescata da un cavaliere algherese escluso dalla gara perché presentatosi in ritardo ai cancelli...
OSILO. Non potrà certo offuscare lo straordinario successo della Corsa all’anello 2016, la polemica innescata da un cavaliere algherese escluso dalla gara perché presentatosi in ritardo ai cancelli del campo sportivo, ma non per questo essa è passata inosservata, anche perché ha avuto un pendant sui social network. E perché quello della eccessiva severità delle regole osilesi è un leitmotiv che si ripete ogni volta, soprattutto di fronte ad esclusioni “eccellenti”. «Eppure, sostengono gli organizzatori della Corsa all’anello, il rigore e la precisione nel far rispettare il regolamento e le disposizioni della giuria, sono una garanzia per tutti i partecipanti, anche perché esse vengono applicate indistintamente a chiunque, senza guardare in faccia nessuno, osilese o forestiero, amico o illustre sconosciuto». Fatto che il concorrente escluso per un ritardo – «di soli quattro minuti», ha sostenuto con veemenza, «di qualcosa di più», ha precisato la giuria – ha contestato con toni irritati, adombrando il fatto che quello fosse un trattamento riservato solamente ad alcuni, per favorire invece chissà chi altri.
Invece, di quel rigore, applicato in modo così “rigoroso”, gli organizzatori osilesi si fanno un vanto, «perché grazie ad esso – precisano – in 22 anni di organizzazione della Corsa all’anello, mai abbiamo avuto una contestazione in merito ai risultati della gara. E perché posto che si fosse applicata una deroga nel caso specifico, e che per ipotesi proprio quel cavaliere avesse vinto, avremmo avuto contro gli altri 57 cavalieri e l’intera comunità degli appassionati, per aver “manipolato” un risultato che invece con l’applicazione delle regole sarebbe stato diverso». Quelle regole che per di più sono garantite dalla presenza di una lunga serie di figure professionali impegnate per l’occasione,: la commissione di vigilanza sui pubblici spettacoli, la giuria della gara composta da cinque elementi, la giuria che valuta i costumi indossati dai cavalieri, tre veterinari di servizio, un medico, un maniscalco, due ambulanze. Per non parlare delle decine di volontari, anch’essi impegnati a far sì che tutto funzioni nel migliore dei modi. Non sarà un caso che la Corsa all’anello di Osilo, ormai sempre più imitata e copiata – anche mediante l’uso di foto dei suoi cavalieri per pubblicizzare le gare di altre località – rimane ineguagliata e ineguagliabile. Per il suo solido ancoraggio storico, per l’attaccamento dei cavalieri osilesi ad una tradizione secolare, per l’assoluto rigore nella sua conduzione. “Ne è una ulteriore prova – concludono gli organizzatori – il fatto che a Pietro Migheli, che pure è un beniamino locale, la giuria abbia annullato un centro per un leggero ritardo nella partenza, anche a rischio di comprometterne il primo posto in classifica. Ma questa è la vera imparzialità e la garanzia di serietà della Corsa di Osilo».
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