L’addio a Irene, campionessa coraggiosa
L’amazzone morta cadendo da cavallo tra 4 giorni sarebbe partita per Abu Dhabi: atteso il rientro in città della salma
SASSARI. Quando lo sceicco di Abu Dhabi la vide per la prima volta in una delle sue incredibili esibizioni all’Horse Country Ala Birdi di Arborea, rimase talmente colpito dal talento così genuino di quella giovanissima amazzone che la volle subito con sè. E infatti da tre anni Irene Avitabile – la ragazza sassarese di 22 anni morta mercoledì a Barcellona dopo una caduta da cavallo – lavorava in una scuderia degli Emirati Arabi, al servizio dello sceicco. E lì sarebbe dovuta tornare tra quattro giorni per cominciare una nuova stagione. «Oggi sarebbe rientrata a Sassari da Barcellona – racconta una zia – voleva passare qualche giorno con la famiglia prima di partire per Abu Dhabi».
E a Sassari tornerà Irene, forse già oggi o al massimo domani. Tornerà una volta che saranno terminate le procedure burocratiche per il trasferimento della salma dalla Spagna all’Italia. E la sua città, scossa e addolorata per questa terribile tragedia, si prepara ad accoglierla e a darle l’ultimo saluto nella parrocchia di Mater Ecclesiae.
Per quanto riguarda la dinamica dell’incidente, le notizie che arrivavano dalla Spagna fino a ieri erano ancora frammentarie. Irene potrebbe essersi sentita male all’improvviso mentre rientrava da una passeggiata nelle campagne alla periferia di Barcellona, anche un banale calo di pressione potrebbe averle fatto perdere il controllo del cavallo che stava allenando. Ma non è nemmeno escluso che sia stato invece un inaspettato balzo dell’animale – magari spaventato da qualcosa – a farle perdere l’equilibrio. I chirurghi hanno fatto il possibile per rimuovere l’ematoma provocato dalla caduta ma non sono purtroppo riusciti a salvarle la vita.
Familiari e amici non si danno pace, ma è una sofferenza composta, alleviata dalla grande fede che ha sempre accompagnato la vita di Irene e dei suoi cari. Lei era una ragazza di una semplicità estrema: «Neppure si truccava – racconta la zia con un filo di voce – A meno che non fosse “costretta” a farlo, tipo il giorno in cui le fu consegnato un premio durante una serata di gala a Hollywood». Le costava apparire, gli amici la adoravano anche per questo suo modo di essere: schiva, dolce ma determinata allo stesso tempo. Una leader silenziosa capace, quando ancora non aveva compiuto vent’anni, di fare una scelta di vita coraggiosa. Quella di allontanarsi dagli affetti e trasferirsi in un Paese tanto lontano e diverso per storia e tradizioni. Anche se in realtà si era abituata molto presto a viaggiare, per via delle competizioni stava fuori anche lunghi periodi. E queste esperienze le avevano temprato il carattere. Tornava a Sassari da vincente ma guai a organizzarle feste a sorpresa, preferiva la riservatezza. E non è difficile intuirlo, basta dare un’occhiata al suo profilo Facebook. Nella sua bacheca una lunga sequenza di messaggi con parole che hanno sempre lo stesso filo conduttore: dolcezza, sorrisi, coraggio. Gli amici della Spagnaieri hanno piantato un albero nel punto in cui è caduta. Un gesto che fa comprendere la bellezza del sentimento che Irene riusciva a trasmettere alle persone che incrociava nella sua vita.
Ora c’è chi l’aspetta a Sassari. Per salutarla un’ultima volta, per dare conforto alle due sorelle, ai genitori, al nonno di 98 anni e alla nonna di 87. Non è stato facile dir loro che la meravigliosa nipote non c’è più. Devono essersi chiesti per quale assurda ragione il Signore abbia deciso di portarsi via una ragazza di appena 22 anni, con tanti sogni da realizzare e una vita ancora da costruire. E abbia invece lasciato loro su questa terra. Se lo saranno chiesti, certo. E la risposta l’avranno trovata grazie alla fede.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
