La Nuova Sardegna

Sassari

Sardegna e filiera agrifood, usciamo dai luoghi comuni

Giuseppe Pulina
Sardegna e filiera agrifood, usciamo dai luoghi comuni

Non è vero che l’isola importa l’80% di ciò che ogni giorno compare sulle nostre tavole. Illuminante uno studio del Servizio statistico regionale

3 MINUTI DI LETTURA





Sempre più spesso si sente affermare, anche da maître à penser o da autorevoli rappresentanti di organizzazioni sindacali di settore, che noi Sardi importiamo l'80% di ciò che ogni giorno compare sulle nostre tavole. Il che significa che in Sardegna si produce soltanto il 20% di ciò che noi mangiamo. Questa affermazione è diventata talmente diffusa che ormai la si prende per vera, senza effettuare i dovuti controlli. Lo statunitense Edward Deming, statistico e scienziato dei sistemi produttivi, affermava "In God we trust (motto che appare sul dollaro Usa); all others bring data" (Noi crediamo in Dio; tutti gli altri portino dati). Ebbene, se andiamo a controllare i dati del sistema agroalimentare della Sardegna ci rendiamo conto che l'affermazione secondo cui siamo pesantemente deficitari in questo comparto è totalmente sbagliata.

Alcune avvertenze. Primo: a meno che non si voglia tornare all'economia curtense, è pacifico che i mercati aperti garantiscono una migliore ripartizione delle risorse a livello globale, per cui anche il cibo viaggia per il mondo (ad esempio, il nostro Pecorino Romano va in nord America). Secondo: la bilancia agroalimentare non è una questione di volumi (quante tonnellate di cibo si importano e quante se ne esportano), ma di valori (saldi commerciali attivi e passivi), per cui, per restare sui prodotti di alta qualità, sistemi di trasformazione locale, quali le Igp che utilizzano conoscenze legate al territorio su materie prime extraterritoriali, convivono tranquillamente con le filiere totalmente locali rappresentate dalle Dop; l'importante è che il valore aggiunto resti nel territorio generando ricchezza e occupazione. Per la nostra analisi utilizziamo i dati ufficiali Istat e uno splendido lavoro - "Principali statistiche strutturali ed economiche sulla filiera Agrifood in senso stretto in Sardegna" - passato totalmente sotto silenzio, prodotto dal Servizio statistico regionale e pubblicato sul sito della presidenza della Giunta. Secondo l'Istat, nel 2014 la spesa agroalimentare delle famiglie sarde, compresa quella per i ristoranti e affini, è stata di 3,9 miliardi di euro, pari all'11% del Pil isolano. Nello stesso anno, sempre secondo il nostro Istituto di Statistica, la produzione aggregata agricolo-industriale sarda ha raggiunto il valore il 2,07 miliardi di euro; poiché, secondo le stime del ministero per l'Agricoltura, il valore prodotto nella catena agri-food (ovvero: come si dividono 100 euro pagati dal consumatore?) è ripartito per il 25,8% all'agricoltura e per il 24,2% all'industria di trasformazione (commercio 31,2% e ristorazione 18,8%), va da sé che il valore complessivo del sistema agri-food sardo è di 2,07/0,50 = 4,14 miliardi di euro, superiore a quello dei consumi alimentari delle famiglie, per effetto, ovviamente, anche della componente della ristorazione che si rivolge anche a consumatori non sardi.

Se si analizzano i dati del Servizio statistico regionale, riferiti sempre al 2014, si vede che le importazioni di cibo fresco o trasformato, assommano a circa 312 milioni di euro, mentre le esportazioni annuali ammontano a circa 205 milioni, con un saldo negativo di 105 milioni di euro, pari al solo 5% dei consumi delle famiglie. Per quanto attiene i soli prodotti trasformati, poi, si scopre che il saldo commerciale è attivo per 41 milioni di euro, certificando la forte propensione dei sardi a mangiare locale e a esportare i nostri prodotti (pecorino in particolare). In definitiva, se usciamo dai luoghi comuni per cui consumare locale è sempre meglio (se fosse così dappertutto, addio alle nostre esportazioni di pecorino, vini e bottarga), e guardiamo la realtà, scopriamo che la Sardegna è in grado di sfamare i propri figli e che i Sardi, al contrario di un altro luogo comune, sono degli ottimi imprenditori, almeno nelle filiere agri-food.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative