Bacini a secco: riecco l’incubo restrizioni
Il Bidighinzu si svuota e l’Enas ha chiesto ad Abbanoa di far funzionare a basso regime il potabilizzatore appena potenziato
SASSARI. Dopo i sacrifici estivi e i decantati lavori di potenziamento del potabilizzatore del Bidighinzu, le aspettative da parte dei cittadini erano tante. Acqua finalmente limpida, niente più problemi di pressione, e la sera mai più quello stitico filino di bava che fuorisce dal rubinetto. Insomma niente più situazione da terzo mondo in città. Invece eccoci punto e accapo: nuove restrizioni notturne e ancora disagi annunciati in molti quartieri.
Questa volta, con le nuove limitazioni, Abbanoa non c’entra nulla. A mettere il dito sulla piaga ci ha pensato la siccità e i bacini semivuoti. L’Enas (Ente acque della Sardegna) ha visto che l’invaso del Bidighinzu si stava progressivamente svuotando e ha pensato di correre subito ai ripari. Ha scritto al gestore idrico chiedendo di darsi una calmata: non far macinare a pieno regime il potabilizzatore, ridurre sensibilmente i prelievi, insomma, portar via acqua con moderazione, un po’ come faceva sino all’anno scorso, prima che riqualificasse e rendesse più performante l’impianto. Infatti dai tradizionali 460 l/s (circa 40.000 mc/giorno) il potabilizzatore del Bidighinzu riversa nelle reti oltre oltre 630 l/s (circa 55.000 mc/giorno). Con 1,70 milioni di metri cubi di acqua presenti oggi nell’invaso, un prelievo simile secondo l’Enas è insostenibile. Ed ecco che Abbanoa ha dovuto adottare un piano di razionamento della fornitura, che purtroppo andrà avanti fino al ripristino delle condizioni di normalità. Cioè fin quando piogge e acquazzoni non faranno salire il livello degli invasi.
Ritorno al passato. Le contromisure, come ormai da collaudato copione, si traducono in questo: di notte si chiude il serbatoio di via Milano (dalle 23 alle 4 del mattino), e tanti auguri per chi si sveglia nelle ore seguenti. Insomma, una condanna, quella di Sassari, che sembra non aver fine. Perché le chiusure di ampie porzioni di rete si traducono in scompensi nella pressione, scossoni nelle tubature, manovre varie per riequilibrare il sistema, quindi rilascio di detriti, fenomeni di acque torbide, forse superamento dei parametri di potabilità, nuove ordinanze del sindaco per limitare l’uso domestico dell’acqua, e ancora operazioni di spurgo da parte dei tecnici, e tutto quel calvario che la città conosce a memoria.
I quartieri. Le zone interessate dall’interruzione sono: Lu Fangazzu, San Paolo, San Giuseppe, Monserrato, Monte Rosello Medio, Sassari 2, Badde Pedrosa, Tingari, Valle Gardona, Gioscari.
Le contromisure. Per far fronte alla carenza dell’invaso del Bidighinzu, e al potabilizzatore che non può più produrre a pieno regime, Abbanoa sta provando a lavorare sul versante Truncu Reale in modo da sopperire al deficit idrico. In pratica una parte della risorsa proveniente da Truncu Reale, viene dirottata dall’impianto di sollevamento di Monte Oro verso il ponte di Rosello e infine canalizzata sul serbatoio di via Milano. Questo stratagemma dovrebbe alleviare i disagi agli utenti. «E’ nel nostro interesse evitare le restrizioni – spiegano i vertici di Abbanoa – non solo per garantire un adeguato servizio, ma anche per non porre sotto stress le condotte con chiusure e riaperture dell’erogazione».
Autobotti. Nel frattempo sono già operative le autobotti di Abbanoa posizionate in via Pirandello e in Piazzale Segni. Per quanto riguarda il primo mezzo, ieri molti cittadini si sono portati a casa alcuni bidoni pieni d’acqua. «Ho erogato almeno 800 litri – dice l’autista – tra la mattina e il pomeriggio si sono presentate una quarantina di persone». Invece deserto a Piazzale Segni: l’autobotte sarà tornato alla base più leggero di 50 litri. Ma questo probabilmente perché per ora il disagio è concentrato nel quartiere del Monte, e il punto di prelievo di via Pirandello è senz’altro più vicino e più comodo.
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