La Nuova Sardegna

Sassari

I piccoli atleti palestinesi corrono per la libertà

di Vincenzo Garofalo
I piccoli atleti palestinesi corrono per la libertà

Cinque giovani di Gerico si alleneranno in città grazie al progetto Ponti non Muri Il dramma dei territori occupati: «Se entriamo nelle piste, gli israeliani sparano»

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Sara ha 14 anni e corre i 200 metri. Manar di anni ne ha 15 e misura velocità e resistenza non sullo scatto breve ma sugli 800 metri.

Il loro sogno è diventare vere atlete. Ma pagano lo scotto di una "colpa" inventata da altri: sono palestinesi e vivono nei territori della Cisgiordania occupati dallo stato di Israele. Per questo motivo non possono fare sport liberamente, e finora non hanno mai potuto calcare una pista d'atletica e calzare le scarpette chiodate.

Lo faranno in questi giorni in Sardegna, grazie a uno stage di due settimane, organizzato dall'associazione Ponti Non Muri in collaborazione con l'Università di Sassari, il Cus Sassari, i Comuni di Sassari e Ploaghe, il Comune di Gerico (in Palestina) e molte altre società sportive e sponsor locali che si sono uniti per il progetto Lo Sport: un ponte con la Palestina.

Un progetto arrivato alla terza edizione, che quest'anno ha portato in Sardegna cinque giovani atleti della società "Shabab Ariha" (I Giovani di Gerico), accompagnati dal loro allenatore, e Natali Shaheen, 22enne calciatrice della nazionale palestinese, che si allenerà con la Torres calcio a 5 femminile, società che milita nel campionato nazionale Serie A.

Fra i cinque ragazzi della Shabab Ariha, il 19enne Murad, che in pista corre i 3 mila metri, resterà a Sassari e grazie a una borsa di studio offerta da Ponti non muri, frequenterà il Corso di italiano per stranieri al centro linguistico di Ateneo. Murad, che aveva partecipato anche lo scorso anno allo stage sportivo in Sardegna, è stato conquistato dal nostro Paese e dalla nostra lingua, tanto che nella sua terra ha frequentato un corso di italiano presso il Mosaic Center di Gerico, e ora sorride e con soddisfazione dice essere «orgoglioso di poter parlare l'italiano».

I ragazzi si alleneranno per 15 giorni a Sassari, Ploaghe, Oristano e Cagliari, per finire il loro stage sportivo a Roma.

Ieri, nel corso della conferenza di presentazione dello stage, coordinata dal delegato del rettore per lo sport, Salvo Mura, e dalla responsabile dell'associazione Ponti non muri, Lavinia Rosa, l'allenatore della Shabab Ariha, Maamon Bale, ha voluto spiegare i limiti che l'occupazione colonialista israeliana nel territorio di Gerico impone alla libertà non solo sportiva ma anche sociale, ai cittadini palestinesi: «Da noi non esistono piste d'atletica dove allenarsi e gareggiare; la nostra presenza qui in Italia è una sfida a Israele che sul nostro territorio limita tutte le nostre libertà, impedendoci di vivere normalmente», ha spiegato. «Quando ci alleniamo i militari israeliani intervengono, entrano negli impianti, sparano e ci fanno scappare. Non possiamo spostarci nemmeno da una città a un'altra. Venendo qui vogliamo far conoscere all'Occidente la verità sulla situazione nei territori occupati».

Una verità riconosciuta in toto dal sindaco di Sassari, Nicola Sanna, che intervenendo alla conferenza ha espresso solidarietà al popolo palestinese: «Si parla troppo poco di ciò che accade in Palestina; conoscere la situazione di occupazione di quei territori deve aiutare i costruttori di pace a trovare soluzioni che i palestinesi e tutto il mondo aspetta da troppo tempo».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative