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Sassari

Migranti, i Comuni sardi attaccano il governo: intesa beffa

di Silvia Sanna
Migranti, i Comuni sardi attaccano il governo: intesa beffa

Scano: «L’accordo non pone limiti ai flussi e non favorisce l’integrazione. Prevista la distribuzione a piccoli gruppi sulla base della popolazione». La Regione è soddisfatta: «Raggiunto il nostro obiettivo»

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SASSARI. L’Anci nazionale sigla l’accordo, l’Anci Sardegna non ci sta. E critica l’intesa sulla gestione dei migranti. Il patto dice stop ai grandi centri: i migranti arriveranno a piccoli, piccolissimi gruppi. E saranno ospitati nei Comuni che ne accoglieranno una quota proporzionale al numero dei residenti. Il parametro individuato è 2,53 ogni 1000 abitanti, significa che un centro popolato da 5mila persone potrà ospitarne al massimo 12. È questo l’aspetto principale dell’accordo siglato dal governo e l’Anci nazionale nel corso dell’incontro ieri a Roma tra il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il presidente dell’associazione dei Comuni Piero Fassino.

Un’intesa che arriva in un momento di forte polemica sull’emergenza migranti, con malumori ed episodi di intolleranza in alcuni centri dell’isola. Il raid vandalico a Burcei, ma anche le minacce di dimissioni a Suni nel caso arrivino migranti, le tensioni in Gallura, i centri di accoglienza al collasso: una situazione che alcuni definiscono esplosiva e sulla quale anche il presidente della Regione Francesco Pigliaru aveva sollecitato l’attenzione del Governo, chiedendo il rispetto delle quote assegnate alla Sardegna.

Ora l’accordo raggiunto a Roma soddisfa la Regione, che da tempo caldeggia l’idea della micro accoglienza diffusa e dunque promuove il patto tra il ministero e l’Anci nazionale. Invece, ma non troppo a sorpresa, è proprio l’Anci Sardegna a protestare: «L’intesa non risolve i problemi – dice il presidente regionale Pier Sandro Scano – perché non li affronta. Si discute solo della ripartizione, neppure una parola sui tetti da imporre agli arrivi, sulla gestione dei migranti nel territorio, sull’integrazione che ancora è lontana».

Intesa e obiettivi. Parole che contrastano con le dichiarazioni soddisfatte del ministro Alfano: «Abbiamo disegnato un nuovo modello di governance del fenomeno migratorio attraverso un Piano nazionale di programmazione dei flussi e di ripartizione dei richiedenti asilo e rifugiati in tutti i Comuni italiani. L’obiettivo – ha aggiunto – è strutturare un sistema di accoglienza dei migranti, diffuso sull'intero territorio nazionale, che garantisca una ripartizione equilibrata dei posti sia per i livelli regionale e provinciale che per quello comunale. Un sistema sul quale ci auguriamo la condivisione di tutti i sindaci».

La Regione soddisfatta. L’obiettivo è stato raggiunto, la Regione promuove l’accordo Governo-Anci. «Siamo assolutamente in sintonia con quanto emerso al Viminale – dice Angela Quaquero, delegata del presidente Francesco Pigliaru sul tema migranti. La micro accoglienza diffusa è già da tempo l'idea su cui abbiamo impostato la strategia regionale, in accordo anche con l'Anci regionale. I comuni devono essere i protagonisti dell'accoglienza, in base alla sensibilità delle comunità e alle possibilità che esistono per organizzare al meglio la seconda accoglienza.

Si tratta di una prassi già collaudata in alcuni comuni di altre regioni quali Veneto, Piemonte e Calabria e che è adatta alla situazione demografica e strutturale della nostra isola». Angela Quaquero sottolinea la disponibilità di diversi sindaci: «Tanti concordano sul fatto che l'inserimento di piccoli gruppi di migranti nelle proprie comunità costituisca una risorsa». La delegata di Pigliaru si sofferma sulle «turbolenze comprensibili, specie dove non è stata fatta opera di mediazione sociale», poi ricorda che «anche in Sardegna esistono esempi virtuosi di comuni disponibili a implementare azioni per l'accoglienza diffusa».

L’Anci non ci sta. «A che è servito l’incontro romano? Dei veri problemi non si è parlato. E il presidente dell’Anci avrebbe dovuto consultarsi con le associazioni regionali prima di sedersi al tavolo con il ministro e assumere decisioni non concordate». Il presidente dell’Anci Pier Sandro Scano solleva i toni e abbandona la diplomazia. Spiega che «l’accoglienza diffusa va bene, perché i grandi centri spesso simili a prigioni senza sbarre non piacciono a nessuno. Ma servono garanzie sui numeri assoluti. Soprattutto il problema vero non è dove mettere i migranti». Scano snocciola un lungo elenco: «È fondamentale prendere decisioni sul contenimento dei flussi. Se è vero come dice Renzi che “di dobbiamo salvare tutti” è altrettanro vero che non possiamo tenerli tutti”. Ed è necessario distinguere tra chi arriva sulle nostre coste perché in fuga dalla guerra o perché perseguitato e i cosiddetti “migranti economici”, cioè le persone che legittimamente sperano di migliorare le proprie condizioni di vita. È evidente che in una situazione di assoluta emergenza come quella attuale è necessario dare priorità a chi scappa per salvarsi la vita».

E quelli che arrivano e vengono accolti dalle Regioni e dai Comuni non possono essere parcheggiati nelle strutture. «Dove sono le risorse per favorire l’integrazione, per garantire l’inserimento lavorativo – chiede il presidente dell’Anci Sardegna – di questo nell’incontro romano si è parlato in maniera assolutamente fumosa e, ribadisco, senza alcuna concertazione preventiva con i Comuni, con i sindaci che dovranno gestire le situazioni». Se ne parlerà certamente il 13 settembre: per quel giorno il presidente nazionale Fassino ha convocato la conferenza delle regioni, come chiesto alcuni giorni fa dallo stesso Scano. All’ordine del giorno l’accoglienza dei migranti e il terremoto in centro Italia. Due temi sui quali tutti i Comuni saranno chiamati a fare la loro parte.

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