Sassari, per errore dopo un furto va a processo il derubato
L’uomo, titolare di un circolo, aveva lasciato le sue impronte sulle slot machine scassinate. Il giudice lo ha assolto
SASSARI. Oltre al danno la beffa, è proprio il caso di dire. Da derubato, infatti, un 34enne sassarese finisce per essere accusato del furto commesso all’interno del suo stesso locale. Il giudice, però, al termine del processo che lo vedeva imputato di furto aggravato e simulazione di reato lo ha assolto per non aver commesso il fatto.
È il primo giorno di lavoro nel nuovo circolo che Giuseppe Manconi ha preso in gestione. Alle 10 si presenta in via Marghinotti e trova la sorpresa: lucchetto della porta d’ingresso sparito e slot machine scassinate e rovesciate a terra. L’ammanco di monete si aggira intorno ai 2500 euro.
Per Manconi, che per sua fortuna quella mattina era in compagnia di un amico, un inizio niente male. Chiama la polizia e gli agenti delle volanti fanno i classici rilievi di rito dai quali emerge che le uniche impronte digitali presenti sulle slot machine sono le sue. Secondo l’accusa è dunque Manconi il responsabile del furto e viene rinviato a giudizio.
Il 34enne non ci sta a passare per ladro delle sue stesse cose, si rivolge all’avvocato Sabina Useli e si presenta in tribunale davanti al giudice Crobu intenzionato a dimostrare con forza la sua innocenza.
Durante il processo viene chiamato a testimoniare l’uomo che quella mattina accompagnò Manconi al circolo. Il teste racconta del caos trovato dentro il locale confermando che in effetti l’imputato provò a sollevare le macchinette per capire cosa fosse successo. Era quindi normale che ci fossero le sue impronte. L’avvocato Useli ha inoltre prodotto una sentenza della Cassazione che stabilisce che le sole impronte digitali non sono sufficienti a dimostrare la colpevolezza. Da qui l’assoluzione per non aver commesso il fatto (na.co.)
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