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Sassari

Il Dna è di Usai, il pm chiude le indagini sull'omicidio di Bonaria Sanna

di Nadia Cossu
Il Dna è di Usai, il pm chiude le indagini sull'omicidio di Bonaria Sanna

La donna, 80 anni, era stata uccisa dal nipote a Sassari. Ora dal gabinetto della Scientifica sono arrivate le ultime conferme

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SASSARI. «Non volevo ucciderla – aveva balbettato con gli occhi lucidi davanti agli inquirenti che lo interrogavano – ho perso la testa quando mi ha detto che ero un fallito, poi l’ho colpita». Con queste parole, Tore Usai, 35 anni, lo scorso gennaio aveva confessato di aver ammazzato la zia Bonaria Sanna di 80 anni con un vasetto di cristallo, al termine di una discussione nata dopo l’ennesima richiesta di denaro che l’anziana donna si era rifiutata di dargli.

Otto mesi dopo, il sostituto procuratore Giovanni Porcheddu chiude le indagini sul caso dopo aver avuto conferma dal gabinetto della polizia scientifica di Roma che il Dna trovato su diversi oggetti recuperati durante le indagini appartiene proprio a Tore Usai. Il passo successivo sarà la richiesta di rinvio a giudizio e a seguire l’avvio del processo a carico del 35enne che al momento è rinchiuso in carcere.

Il delitto era stato commesso la notte tra il 14 e il 15 gennaio nella casa di via Torres dove zia e nipote vivevano insieme. Dopo l’omicidio, Usai si era cambiato di abito, aveva cercato di pulire la scena del delitto, aveva infilato tutto in una busta di nylon e aveva poi gettato gli stracci e il vaso di cristallo in un cassonetto. Aveva vagato a lungo per la città e alle 8 del mattino si era presentato a casa della madre (sorella della vittima). Insieme infatti dovevano andare alla Caritas per ritirare il pacco degli alimenti. Usai aveva però spiegato a sua madre che la zia gli aveva chiesto di fare la fila per lei, lasciando intendere che, forse, li avrebbe raggiunti. All’ora di pranzo era poi rientrato nell’abitazione di via Torres e aveva chiamato il 118: «Presto, venite, mia zia è caduta e ha battuto la testa».

Ma quando i soccorritori erano entrati nell’appartamento avevano capito subito che non si trattava di un incidente domestico e avevano allertato la polizia.

Nelle prime ore di permanenza in questura, Tore Usai aveva raccontato di avere trovato Bonaria Sanna a terra e aveva detto che perdeva sangue dalla testa. Aveva provato a far credere agli inquirenti che fosse caduta ma il suo racconto faceva acqua da tutte le parti e la sua posizione si era via via complicata, fino al momento del crollo e della confessione. Una vita disagiata, la sua. Un giovane «un po’ particolare», lo descrivevano in molti. Tore Usai vendeva vecchi libri davanti ai supermercati, in giro per la città, riusciva a racimolare qualche spicciolo grazie alla solidarietà della gente. «Non farebbe mai male a una mosca», la convinzione di chi lo conosceva. Fino a quella notte di gennaio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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