La Nuova Sardegna

Sassari

Tentato omicidio a Sorso, l’uomo accoltellato alla schiena dalla moglie mentre fuggiva

di Salvatore Santoni
Michela Gioia e Giovanni Pulino
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Michela Gioia e Giovanni Pulino

Un testimone avrebbe assistito alla lite tra Michela Gioia e il marito: «Discutevano per strada poi lei lo ha colpito»

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SORSO. Le separazioni accadono. A volte si concludono bene, altre in modo brusco. A volte con risvolti tragici. Come è accaduto venerdì pomeriggio a Giovanni Pulino e Michela Gioia. Lui ha 40 anni e un passato da dimenticare. Lei ne ha undici di più e un doppio fondo da cui risalire. Il loro matrimonio era un approdo felice per le loro vite passate. Poi li ha trascinati a fondo. E venerdì sera è imploso in una furibonda lite in strada conclusa con la moglie che accoltella il marito. L’uomo, ricoverato d’urgenza al Santissima Annunziata, ora è fuori pericolo e le sue condizioni sono nettamente migliorate.

Nella vita di Giovanni e Michela ci sono tre case. Lei vive nella casa coniugale, nelle campagne di Sorso. Lui si è spostato in paese, a casa dei suoi genitori. La terza casa è in via Gramsci, la caserma dei carabinieri, dove la loro storia intrisa di amore e odio si è affacciata spesso. Tensioni continue, litigi quotidiani. Il loro amore è diventato una maionese impazzita, condita dalle querele che la donna ha presentato, e successivamente ritirato, contro il marito davanti ai militari di Sorso.

Nella loro storia, Cupido s’è dileguato già da un pezzo. Sono rimasti l’arco e alcune frecce. L’arco è quello di “Lu Pocciu”, l’archivolto che collega il vicolo Senes in via Umberto, il cuore del centro storico di Sorso. Le frecce sono quelle che Michela Gioia ha scagliato venerdì sera contro il marito. Due fendenti di coltello a serramanico. Uno vicino al cuore, l’altro dato alle spalle. Sono le 19 di venerdì, Sorso è in festa per San Pio. La processione religiosa è appena partita dalla chiesa di Cappuccini e i fedeli attendono l’arrivo del corteo in via Umberto, in pieno centro. Giovanni Pulino arriva in sella alla sua moto. Incrocia la moglie per strada e parcheggia. Le contraddizioni sono sempre le stesse. Scappa qualche insulto, la discussione prende una brutta piega. «Discutevano tra loro senza urlare o cose simili - racconta un testimone della scena che preferisce restare anonimo -. A un certo punto ho visto che lei gli dava come una pacca sul petto. Sembrava come uno schiaffo ma neanche tanto forte». È il primo fendente che la donna scaglia verso il marito. La lama si pianta sopra il capezzolo sinistro, a mezzo palmo dal cuore. E penetra sotto cute fino al polmone sinistro. A quel punto, l’uomo sobbalza. Reagisce. «Il tono delle voci è aumentato - riprende il testimone - e lui ha provato a difendersi mettendo mano alla catena della moto. Non so se sia riuscito a colpirla. Si è subito voltato ed è andato via mentre lei lo inseguiva». Giovanni Pulino si vede sopraffatto dalla furia di sua moglie. L’adrenalina brucia ossigeno e lui ancora non sa di avere un polmone pronto a collassare. È agitato e dolorante. La ferita sanguina troppo.

La guardia medica è a cento metri, ma si incammina verso la stazione dei carabinieri. Il tempo di voltare le spalle e arriva la seconda coltellata, alla spalla. «Io ero abbastanza distante - continua il testimone - ma sembrava una lite come tante altre. Chi era con me non si è reso conto che lo avevano accoltellato. Lo abbiamo saputo poco più tardi. In ogni caso, gli insulti si sono sentiti ma non penso che esista un’offesa verbale che giustifichi una coltellata». I carabinieri di Sorso, guidati dal comandante della stazione Alessandro Masala, accolgono l’uomo in caserma. Lo soccorrono, chiamano il 118. E parte la caccia alla donna. Nel frattempo, il corteo di San Pio è entrato in via Umberto.

I militari attraversano le viuzze del centro storico come fantasmi e sbucano quasi di fronte alla donna. Lei sta scambiando due chiacchiere con altre persone davanti a un bar. Si avvicinano, trovano il coltello ancora insanguinato nascosto nel reggiseno e l’arrestano con discrezione. Per lei l’accusa è tentato omicidio aggravato. Ai militari racconterà: «Mi sono difesa perché mio marito mi ha colpito con la catena».

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