Caso Butangas, licenziamento confermato
SASSARI. Il licenziamento in tronco era arrivato quando l’azienda madre, la Butangas, aveva scoperto che nello stabilimento di Porto Torres durante la gestione dell’imbottigliamento e stoccaggio del...
SASSARI. Il licenziamento in tronco era arrivato quando l’azienda madre, la Butangas, aveva scoperto che nello stabilimento di Porto Torres durante la gestione dell’imbottigliamento e stoccaggio del gpl accadeva qualcosa di anomalo. Il responsabile Antonio Scano era stato messo alla porta due anni fa dalla Butangas con la contestazione di «falsificazione dei saldi bombole e di documenti aziendali e la vendita in nero di bombole dell’azienda». Secondo quando venne accertato da un’indagine interna, Scano avrebbe dato precise disposizioni affinchè le bombole fossero metodicamente riempite in misura inferiore al carico nominale. L’azienda gli contestò inoltre di aver dato indicazioni per il caricamento di bombole non contabilizzate nei documenti di trasporto a favore di trasportatori conniventi, ricevendo in cambio denaro contante. Secondo la Butangas – assistita dagli avvocati Salvatore Trifirò, Tommaso Targa e Pierluigi Carta – in sostanza Scano inviava alla sede centrale un saldo bombole contraffatto così da occultare la mancanza di bombole ordinando il riempimento anche di bombole scartate dall’ente preposto. Davanti alla comunicazione del licenziamento Antonio Scano, assistito dall’avvocato Paola Bisail, si era rivolto al tribunale del lavoro di Sassari, contestando tardività nella contestazione, genericità della contestazione stessa e insussistenza del fatto contestato. Dopo aver ascoltato l’interessato e diversi testimoni, il giudice Monia Adami ha invece ritenuto che il licenziamento fosse del tutto legittimo, ha respinto il ricorso e ha condannato Antonio Scano anche al pagamento delle spese processuali.
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