«I gruppi d’azione costiera sono il futuro della pesca»
Il responsabile provinciale Agci Gianni Pintus spiega le prospettive di sviluppo Marinerie del nord Sardegna alleate per combattere le crisi del settore
SASSARI. Il settore della pesca è in crisi profonda, con i costi di gestione (gasolio in prima battuta) in costante crescita e la contemporanea diminuzione del pescato. Anche per questa ragione l’Unione Europea ha deciso di stanziare importanti risorse ma soprattutto ha favorito l’aggregazione delle diverse marinerie. Per questa ragione sono nati i “Gac”, Gruppi di azione costiera destinati a diventare “Flag”, che altro non è che l’acronimo inglese con l’aggiunta del termine fisheries. E i Gac-Flag possono essere il futuro della pesca. Ne è convintio Gianni Pintus, responsabile provinciale del comparto della pesca della federazione di Sassari dell’Agci . «Il Gac Nord Sardegna ha avuto delle buone performance di spendita delle risorse ma sentendo i pescatori, gli effetti non sono stati percepiti a parte qualche piccola azione – spiega –. Favorire indirettamente la produzione , la tutela ambientale e la sostenibilità della pesca, studiare soluzioni per aggredire i costi di gestione e dare valore aggiunto al pescato devono essere le priorità del prossimo Gac Flag. I protagonisti devono essere i pescatori con le istituzioni, pienamente coinvolte, che aiutano il percorso. Altrimenti rimarrà un poco trasparente stipendificio oltre che un carrozzone clientelare».
Aragosta e Regione. Ma i pescatori devono affrontare ogni giorno problemi concreti. Dalle taglie minime al fermo biologico. E non sempre si è tutti d’accordo, come è accaduto per la pesca all’aragosta. «Personalmente non ero assolutamente d'accordo alla proposta di proroga del periodo di pesca ma segnalo alcune "incongruenze": il 95 per cento del tonno catturato ogni anno viene pescato proprio nel periodo nel quale ha le uova. Così come tutti gli altri pesci (pesce spada in primis), senza che la politica e la scienza regionale, nazionale ed europea muova dolosamente un dito. Riconosco comunque all'assessore la volontà di smuovere le acque sull'argomento e questo può servire ad avviare un auspicabile percorso di vera condivisione delle regole con i pescatori». E sembra essere cambiato anche il rapporto con l’assessore all’Agricoltura Elisabetta Falchi. «Con tutte le marinerie, da Bosa a Santa Teresa, (il Gac comprende anche le marinerie di Palau e La Maddalena) stiamo preparando una bozza di documento da sottoporre all'assessore Falchi sulle questioni più urgenti, la quale ha risposto positivamente alla nostra richiesta di incontrare al più presto una delegazione di pescatori del nord Sardegna.
Tonno. È uno degli argomenti che più fa infuriare i pescatori, per la normativa cervellotica e perché la pesca al tonno è diventata una “questione di famiglia” delle marinerie campane e siciliane. Che quest’anno si sono spartite 450 tonnellate di pescato per 42 barche autorizzate. Ma c’è una novità: un emendamento ha proposto alla Commissione europea un aumento di 100 tonnellate per il 2017 «e – spiega Gianni Pintus – queste nuove quote saranno appannaggio anche delle barche della piccola pesca. L’emendamento deve essere ancora votato, ma c’è il via libera dell’Iccat (la commissione internazionale che tutela il tonno rosso) e questo è un parere importante, se non fondamentale».
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