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Siti archeologici alla mercè dei vandali

Siti archeologici alla mercè dei vandali

PORTO TORRES. 2015. Mancano pochi giorni a Natale e, dal suolo dell’antica colonia Iulia Turris Libisonis, nell’area del porto oggetto delle “attenzioni” degli archeologi, spunta fuori un gladio, la...

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PORTO TORRES. 2015. Mancano pochi giorni a Natale e, dal suolo dell’antica colonia Iulia Turris Libisonis, nell’area del porto oggetto delle “attenzioni” degli archeologi, spunta fuori un gladio, la prima arma rinvenuta in uno scavo a Porto Torres. La scoperta, che si somma a quella dei mosaici e di strutture varie in due zone ai lati della strada di collegamento tra i moli di ponente e levante allora in fase di realizzazione, è accolta con giubilo nel mondo archeologico. I lavori si fermano per le vacanze natalizie, con la prospettiva di una rapida ripresa per il completamento e la successiva fruizione al pubblico. Da allora sono trascorsi nove mesi, ma di operai ed archeologi all’opera, nonostante le ripetute sollecitazioni della Soprintendenza archeologica alle istituzioni preposte, non se ne sono più visti. Nel frattempo, degrado e una sensazione d’abbandono si sono impadroniti dei due siti oggetto delle indagini, quello più prossimo alla rotatoria d’ingresso alle banchine di ponente, e quello più vicino al “Palazzo di vetro”. In entrambe le aree le recinzioni sono state divelte: in quella dietro il capannone della Soprintendenza i paletti in ferro sono stati abbattuti, si notano anche i segni del passaggio di un’automobile sulla ghiaia che delimita il sito. Chiunque può così entrare e danneggiare i siti, una volta superati gli arbusti che crescono tra i vari muri d’epoca romana alla mercè degli agenti atmosferici, essendo i teloni posizionati a protezione ormai inadatti alla funzione, una volta smossi dal vento. Non solo: i due siti sono arricchiti da cartoni di pizza, bottiglie in vetro e in plastica, e nei vicini parcheggi, privi di cestini portarifiuti, un bustone nero e una sedia distrutta. (Emanuele Fancellu)

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