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Sassari

Medicine urgenti per il figlio, il Comune prende tempo

di Salvatore Santoni
Medicine urgenti per il figlio, il Comune prende tempo

A Sorso il dramma di una donna sola e disoccupata Ora si attende la prossima commissione dei Servizi sociali

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SORSO. Sulla scrivania dei Servizi sociali di Sorso c’è una pila di disperazione. Dentro alla pila c’è la vita di Stefania. Lei ha 58 anni, quattro mura popolari dove abitare e un figlio di 24 anni da curare. Quando la vita le sorride, lavora tre mesi l’anno facendo la cameriera negli alberghi. Quando gira male, invece, si ritrova in fondo a una lista d’attesa fatta di storie di disagio come la sua. Quest’anno la sua stagione non è mai partita e nelle scorse settimane il figlio ha scoperto di avere una delicata infezione da curare. Ora ha bisogno di tre mesi di terapia a base di antivirali e antibiotici. L’Isee di Stefania da 1700 euro racconta che la sua è una situazione di estrema povertà. Non abbastanza affinché il Comune eroghi d’urgenza i 200 euro che servono a curare suo figlio.

Stefania è arrabbiata e spaventata. È rimasta impigliata nella vita e non sa come uscirne. Il lavoro non arriva. La dispensa si svuota. Le bollette si accumulano. La sua disavventura inizia con la disoccupazione ed esplode con la malattia del figlio. «Il 20 agosto - racconta la donna - sono andata ai Servizi sociali di Sorso e mi hanno fissato un appuntamento all’8 settembre. Ho portato con me tre bollette arretrate dell’Enel. In casa siamo in due e il conto da pagare per evitare lo slaccio dell’energia elettrica è di circa 240 euro». Ha chiesto aiuto. Ha chiesto qualcosa per sopravvivere. L’hanno ascoltata, ma non hanno potuto agire subito. «Ho bisogno di una mano per avere un sussidio in cambio di lavoro - spiega la donna - e quindi ho presentato la domanda insieme al modello Isee. Ma hanno risposto che c’era da aspettare».

La situazione è peggiorata all’improvviso circa dieci giorni fa, quando il figlio 24enne ha scoperto di avere un problema di salute di non poco conto. Gli è capitata una di quelle cose che se vengono trascurate possono diventare serie. «Per andare alla visita specialistica all’ospedale - continua la donna - abbiamo dovuto fare l’autostop da Sorso. Il medico ha riscontrato una brutta infezione e ha prescritto una terapia da seguire e ci ha dato un campione di farmaci per iniziare fin da subito».

Da quel momento è iniziata la questua di Stefania a Palazzo. Negli uffici comunali è andata e ritornata senza risultato. Stesso discorso al Comune, dove però ha parlato con l’assessore ai Servizi sociali. Poi ha tentato il tutto per tutto in farmacia. Il titolare ha capito la gravità della situazione: ha messo il timbro sulle prescrizioni del medico curante e le ha riportate su una lettera che la donna ha girato alla segreteria personale del primo cittadino. Tutto inutile: c’è da pazientare. «Ho aspettato per giorni - riprende Stefania - ma ora non so più che fare. Ai servizi sociali mi hanno chiesto di aspettare ancora. A questo punto non si tratta più di un sussidio in cambio di lavoro ma della salute di mio figlio».

I farmaci avuti dall’ospedale sono terminati dopo pochi giorni e venerdì scorso il ragazzo ha dovuto interrompere la cura. «Ai servizi sociali - aggiunge la donna - mi hanno detto che non possono fare niente prima del 12 ottobre, data nella quale la commissione si riunirà per fare le graduatorie dei progetti personalizzati. Ma anche se riuscissi a entrare non vedrò il sussidio prima di un altro mese».

Quello che serve a Stefania sono circa 200 euro per acquistare i farmaci. E per averli è disposta a rinunciare a tutto. «L’Enel mi ha tagliato la potenza del contatore. E infatti viviamo con l’incubo di ritrovarci al buio, ma non importa. Posso accettare di stare senza la corrente in casa ma qualcuno in Comune aiuti mio figlio».

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