Treno deragliato, il pm chiede nove anni
Tre dirigenti Rfi a processo per disastro e omicidio colposi dopo la morte del macchinista. L’accusa: evento prevedibile
SASSARI. Posizioni e responsabilità vanno distinte per ciascuno dei tre imputati e alla fine la richiesta complessiva di condanna da parte del procuratore Gianni Caria è di 9 anni e otto mesi.
Ieri mattina, davanti al collegio presieduto dal giudice Salvatore Marinaro, il pm ha concluso la requisitoria nel processo per l’incidente ferroviario del dicembre 2009 – sui binari di Scala di Giocca – nel quale perse la vita il macchinista Giuseppe Solinas, 49 anni, di Ploaghe. Incidente che secondo l’accusa aveva messo in evidenza gravi carenze organizzative e gestionali da parte della dirigenza di Rete ferroviaria italiana. Per quest’ultima società il pm ha individuato una responsabilità amministrativa e ne ha chiesto la condanna a una pena pecuniaria di 500mila euro.
Il treno, il 19 dicembre di sette anni fa, si era scontrato con un enorme masso che si era staccato dalla parete rocciosa precipitando sui binari della rete ferrata che da Sassari porta a Chilivani. Per quei fatti erano stati rinviati a giudizio i dirigenti della Rfi Salvatore Crispo (pena richiesta ieri di tre anni e 6 mesi), Antonello Sanna (due anni e 6 mesi) e Daniele Seglias (anche per lui tre anni e 6 mesi), assistiti dagli avvocati Franco Luigi Satta, Luigi Satta e Guido Manca Bitti. Le accuse sono disastro colposo e omicidio colposo determinati, secondo il procuratore Gianni Caria, dalla inosservanza di alcune norme sulla sicurezza.
E proprio su questo punto, sulla sicurezza e sulla possibilità di prevedere e prevenire quella frana, si è concentrata ieri la discussione del pm.
Il procuratore è stato molto chiaro: «La zona soprastante la sede ferroviaria è contenuta nel Pai della Regione ed è classificata come Hg4, ossia una zona pericolosa per movimenti incipienti di frana. Esattamente quello che è successo nel 2009». E starebbe qui, in questa classificazione del Pai, la prevedibilità dell’incidente. Prevedibile e prevenibile con piccoli e poco costosi accorgimenti tecnologici da parte di Rfi: «Allarmi comunemente usati in altre parti d’Italia, dalla stessa Rfi – ha spiegato Caria – che avrebbero vietato il passaggio del treno su quei binari». Il procuratore ha fatto poi richiamo a quanto detto da uno dei consulenti della difesa, Alberto Prestininzi, che si era soffermato sulla particolare conformazione della montagna che costeggia la ferrovia sostenendo che «disastri come quello del 2009, per via della loro eccezionalità, paradossalmente, stanno più in basso in una ipotetica graduatoria di eventi probabili. E quindi per questo sono difficilmente prevedibili». «Un’offesa all’intelligenza delle persone», la replica del pm.
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