La Nuova Sardegna

Sassari

Porto, nuovo Piano regolatore a rischio

di Gianni Bazzoni

Il Comitato dell’Autorità portuale ha disposto di sospendere le attività per la definizione dello strumento avviate da 4 anni

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PORTO TORRES. Tempi brutti per le due porte di ingresso nel nord della Sardegna. Se l'aeroporto di Alghero vive una situazione di grave incertezza, infatti, il porto di Porto Torres continua ad essere accompagnato da una condizione di precarietà e da decisioni che - ogni tanto - azzerano anche i progressi fatti a fatica negli anni.

L'ultima notizia non proprio incoraggiante riguarda la delibera numero 12 del 15 giugno del 2016 con la quale il Comitato portuale dell'Autorità portuale del Nord Sardegna - alla presenza dell'assessore alla Portualità del comune turritano - ha disposto di dare mandato al segretario generale di sospendere tutte le attività tecnico-amministrative per la definizione del nuovo Piano regolatore portuale. E questo in attesa della conclusione dell'iter amministrativo per l'autorizzazione del deposito costiero di Gnl (Gas naturale liquefatto) e relativo terminal di imbarco che prefigurerebbe una nuova situazione di partenza e, quindi, la necessità di una diversa impostazione rispetto al redigendo nuovo Piano regolatore portuale.

Insomma, la tela di Penelope del porto non passa mai di moda. Tanti movimenti avanti, lenti ma in una direzione precisa, e poi quando la meta è vicina il rischio di ricominciare da capo.

La cosa potrebbe sembrare irrilevante, ma chi conosce le vicende portuali non può che esprimere grande preoccupazione per quello che sta accadendo attorno al porto di Porto Torres, che non è ovviamente la struttura di una città ma lo scalo strategico del nord Sardegna al quale - ormai da tempo - la Regione, nel Piano dei Trasporti, assegna un ruolo di primo piano nei collegamenti nazionali e internazionali.

Ieri sulla vicenda hanno preso posizione l'ex sindaco di Porto Torres Giacomo Rum e Massimo Piras, presidente della commissione Portualità nella precedente legislatura, entrambi del Partito democratico. I due hanno diffuso un documento nel quale viene sottolineato il rischio che si possa disperdere il lavoro fatto per il Piano regolatore del porto.

Lavoro perso. «Se si fa una traduzione comprensibile a tutti, lasciando da parte il linguaggio burocratico – affermano Rum e Piras – possiamo dire che la decisione del Comitato portuale dell'Authority cancella tutto il lavoro impostato negli ultimi 4 anni, e questo nonostante siano state spese risorse significative per lo studio di pianificazione e per la redazione dell'allegato che ne supporta le teorie strutturali».

Situazione grave. «É ancora più grave il fatto – sottolineano Rum e Piras – che l'iter del nuovo Piano regolatore del porto di Porto Torres venga irresponsabilmente sottratto al giudizio e al lavoro dell'assise che per prima lo ha valutato e dalla quale ha ricevuto ufficiale investitura, ossia il consiglio comunale di Porto Torres, prima di ricevere la definitiva ratifica dal Comitato portuale di Olbia».

Sviluppo economico. Per il Pd, è necessario ricordare che un porto «non può avere uno sviluppo economicamente sostenibile senza un documento di programmazione, e quelli in vigore risalgono al 1986 (bacino industriale) e 1996 (il civico) e nessuno dei due è pienamente operativo».

Progetto del Consorzio Asi. Secondo gli esponenti del Pd, il progetto presentato dal Consorzio provinciale industriale «stravolge il punto cardine della nuova pianificazione territoriale, concordata in maniera unanime sia dai pianificatori del Prp che del Puc di Porto Torres (sotto la guida di professionisti di spicco come l'ingegner Noli e il professor Maciocco), ossia individuare nella parte più lontana dal centro cittadino la movimentazione di rinfuse liquide e delle merci pericolose riservate alle residue attività industriali. É comune infatti l’idea che la radice della diga foranea (la parte più occidentale del porto), sia la zona più adatta allo svolgimento di simili attività».

Ormeggi ex Asi. C’è un interrogativo che sollevano i due esponenti del Pd: «Sacrificare gli ormeggi ex Asi è la soluzione tecnicamente più valida o si sta percorrendo solo la strada economicamente più facile con l’obiettivo di sfruttare i finanziamenti dell’Area di crisi che ammontano a circa 3milioni di euro?» Altro aspetto: «Individuare i moli ex Asi come area di movimentazione del Gnl - in aperto contrasto con i traffici passeggeri ormai radicati -, può fare vacillare quel ruolo che le banchine si sono ricavate nel corso degli anni».

Autorità portuale. L’auspicio è che l’Autorità portuale e il Consorzio provinciale possano concordare di destinare risorse immediate e importanti per un rafforzamento strutturale e dei fondali della banchine ex Asi, «ma anche nella cura di quel devastato paesaggio industriale che in questo momento appare come il peggiore biglietto da visita della nostra realtà portuale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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