Sassari, al Verdi si cambia di nuovo gestione
La Cooperativa Teatro e/o Musica in pole position per dare il via alla stagione dopo l’addio di Lorenzo Vitali
SASSARI. Al Verdi si cambia musica. Dopo l’addio di Lorenzo Vitali, il manager milanese che per due stagioni ha riempito il teatro più amato dai sassaresi, la proprietà si è data subito da fare per trovare un’alternativa e non chiudere la sala. E adesso in pole position per la nuova gestione c’è la Cooperativa Teatro e/o Musica, una realtà che dal 1975, ormai, opera nel campo con successo. Alla manifestazione di interesse bandita dagli stessi proprietari dello storico Politeama ha risposto insieme ad altri operatori culturali, non solo sassaresi. Tra questi anche Alessandro Murtas, l’imprenditore cagliaritano che sta facendo sognare la città, a digiuno di cinema, con il progetto di realizzare una multisala al Moderno di viale Umberto.
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Ora siamo alla stretta finale della trattativa. Non si è ancora arrivati alla firma del contratto, ma è solo una questione di giorni. Poco trapela, ma la nuova gestione del Verdi sarebbe affidata per un periodo di nove anni, un arco temporale nel quale si potrà rodare la macchina e lavorare in prospettiva. Nel frattempo si stanno valutando una serie di aspetti burocratici, senza la cui definizione non si può procedere.
Sul passaggio di testimone si mantiene una grande prudenza da parte dei protagonisti. Stefano Mancini, presidente e direttore artistico della Cooperativa, non si sbilancia anche se non nega che «la proposta che abbiamo presentato a quanto pare è stata apprezzata. Se arriverà in porto per noi sarebbe un ritorno alle origini, nel teatro che ha visto la nostra nascita come unione di musicisti. Allora il nostro esperimento era stato rivoluzionario, era la prima volta, infatti, che insegnanti di conservatorio si riunivano in una cooperativa di lavoro» .
Anche Carlo Solinas, rappresentante dei 61 proprietari del Teatro Verdi, ribadendo che fino alla firma del contratto niente è ufficiale, afferma però che quello che premeva era di poter avere una nuova programmazione al più presto. «Non si può nemmeno pensare di lasciare chiuso un teatro con oltre cent’anni di vita, avremmo fatto l’impossibile, anche occupandoci direttamente noi della gestione, se non avessimo trovato qualcuno disposto ad affrontare la sfida», dice sicuro.
Sul cartellone che sarà proposto ancora non ci sono indiscrezioni. Resta il punto fermo di un’offerta che comunque non mancherà. Invece c’è da discutere di una città che ha visto sparire progressivamente i cinema, ma può contare su cinque teatri per un totale di 3200 posti. Spazi di cultura da ottimizzare.
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