Troppi cinghiali in città e in campagna
Protestano gli agricoltori che vedono i raccolti danneggiati, aumenta la paura nelle borgate dopo le ultime aggressioni
SASSARI. Dopo le recenti aggressioni ai danni di persone o animali (l’ultima in ordine di tempo è ai dnni di un cagnolino, nella Nurra) ormai è “allarme” cinghiali in tutto il Sassarese, ma in tutta l’isola la situazione non è certo migliore. Veder circolare questi animali selvatici fra le case, lungo le spiagge, nelle periferie dei centri abitati è quasi la normalità. E questo porta a dimenticare che i cinghiali non sono animali domestici, rispondono ancora ai loro istinti (primo fra tutti la conservazione della specie) e appena individuano un potenziale pericolo, se non hanno altre via di fuga caricano con violenza. E lo testimoniano anche recenti episodi accaduti nelle campagne del Sassarese, soprattutto nella Nurra.
Pericolosità. Secondo gli uomini dell’Ente Foreste e del Corpo forestale regionale di vigilanza ambientale, la pericolosità dei cinghiali è relativa. Se possono cercano di evitare l’uomo in tutti i modi. Ma è proprio l’uomo, con i propri comportamenti volontari o meno, ad attirare i cinghiali. Magari lasciando i rifiuti per strada o - addirittura - dando da mangiare agli animali. E un cinghiale, che in natura non ha nemici se non l’uomo, in cerca di cibo, ritorna dove può sfamarsi. Per i ranger della forestale è importante non attirare in alcun modo i cinghiali e in caso di incontro fortuito, bisogna sempre lasciare una via di fuga all’animale. Perché, se spaventato, carica.
Agricoltura . Impossibile quantificare i danni arrecati alle colture nell’isola. Il governo, però, per far fronte alle richieste di indennizzo ha stanziato a livello nazionale 100 milioni di euro. «Il problema è più complicato – sostiene Battista Cualbu, presidente di Coldiretti –: non so se le risorse saranno sufficienti, ma certamente occorre una modifica alla normativa che prevede gli indennizzi per i danni provocati dalla fauna selvatica. Le procedure sono talmente complesse, con una burocrazia impressionante, che si rischia di spendere per la perizia una somma maggiore a quella che teoricamente rimborsa lo stato. Noi chiediamo di essere coinvolti nei progetti per la soluzione del problema, anche nell’abbattimento selettivo. Capisco gli animalisti, che sono contrari, ma credo che sia più importante tutelare chi lavora la terra per mantenere la propria famiglia che salvare qualche cinghiale».
Sanità. Un po’ tutti associano la peste suina africana ai cinghiali i ma in realtà questi ultimi sono le “vittime” poiché il virus è veicolato dai maiali domestici allevati allo stato brado e semi brado. «Ma i cinghiali sono portatori di altre malattie, alcune delle quali trasmissibili all’uomo – spiega Franco Sgarangella, direttore del servizio Veterinario dell’Asl sassarese –: la più comune è la trichinella ma il cinghiale può contrarre la tubercolosi bovina e la leptospirosi. L’aumento del numero dei cinghiali non è solo un problema di sicurezza per l’uomo o per la circolazione stradale ma anche per la sanità pubblica. Ve anche detto, però, che proprio i cinghiali ci “aiutano” a studiare la diffusione di queste malattie. Questo grazie anche ai cacciatori che spesso ci chiedono di controllare le loro prede».
Controllo della popolazione. Negli ultimi quarant’anni i cinghiali, incrociandosi con i maiali, hanno avuto unìevoluzione genetica che li ha portati a parti più frequenti e più numerosi. «L’unico rimedio è il prelievo selettivo – spiega ancora Franco Sgarangella, con il quale concorda Battista Cualbu –. Un prelievo che deve essere esteso anche alle aree protette e a quelle confinanti. Il prelievo o l’abbattimento selettivo è al momento l’unica soluzione per ridurre il numero dei cinghiali, che in questi anni si sono moltiplicati a dismisura».
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