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Sassari

Il sindaco di Sassari: «Abbanoa riapra i rubinetti»

di Giovanni Bua
Il sindaco di Sassari: «Abbanoa riapra i rubinetti»

Ordinanza di Nicola Sanna per via Pozzomaggiore, ma l’ente regionale risponde a muso duro: «Niente riallaccio, è un atto illegittimo»

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SASSARI. Suona il gong di un nuovo round nell’incontro senza fine tra Comune e Abbanoa. E i colpi volano immediati e violenti.

Il primo colpo. Ad aprire le danze il sindaco Sanna che venerdì emana una circostanziata ordinanza per far riattivare immediatamente la fornitura idrica del condominio di via Pozzomaggiore, interrotta da Abbanoa, dopo l’ennesimo braccio di ferro, lo scorso 29 settembre. Ragione: garantire agli abitanti degli stabili di proprietà del Comune nel quartiere di Baddimanna, «un quantitativo minimo vitale di acqua potabile, 50 litri pro-capite al giorno, per il consumo e per l’igiene personale e domestica. Necessario a scongiurare il sorgere di emergenze sanitarie o di igiene pubblica».

La risposta. Ordine rimandato al mittente da Abbanoa, che a riallacciare l’acqua non pensa nemmeno, invita il Comune a sospendere in autotutela l’atto illegittimo, e predispone il ricorso al Tar, che verrà presentato nei prossimi giorni. «Ricorso che – fanno sapere dall’ente gestore dell’acqua – in casi identici a questo abbiamo sempre vinto». A chiudere il sanguinoso round il sopralluogo della polizia municipale, che ieri sera è andata a Baddimanna e ha constatato ufficialmente che la fornitura idrica non è stata riattivata, prefigurando l’ ipotesi di relativo reato, penale.

In tribunale. Finirà in tribunale insomma la telenovelas di via Pozzomaggiore, con il Comune che già oggi riprenderà a pompar acqua con le autobotti per far fronte all’ultima emergenza che colpisce senza possibilità di discernimento tra morosi cronici e povere vittime i 134 inquilini (tra cui 20 invalidi, 10 anziani e 15 bambini) che abitano negli stabili Erp.

Agosto. L’ultimo atto in scena in questi giorni era abbondantemente atteso, almeno da agosto, con la prima interruzione del servizio da parte di Abbanoa, e l’amministrazione comunale che era intervenuta. Allora non era stata necessaria alcuna ordinanza perché l’erogazione dell’acqua era stata ripristinata dopo un simil-accordo. Ma già quella occasione Sanna aveva rilevato che i «morosi non vanno trattati tutti alla stessa stregua». E Abbanoa aveva replicato stizzita: «Le ordinanze dei Comuni che impongono il divieto di slaccio delle utenze morose sono illegittime. Su questo aspetto si è già espresso il Tar Sardegna e di altre regioni».

L’emergenza. Tesi che venerdì il primo cittadino, pur nello scomodo doppio ruolo di presidente dell’Egas, ha rimandato al mittente: «Ho ritenuto opportuno intervenire - afferma il sindaco Nicola Sanna - per scongiurare l’eventuale possibile insorgenza di problematiche di natura igienico-sanitaria, tanto più in relazione alle persone individuate con problemi di salute per i quali potrebbe sommarsi un pericolo per la vita umana. Con questo atto si vuole assicurare un quantitativo minimo di acqua potabile per uso domestico, che l’articolo 61 del decreto legislativo 152/2006 definisce “minimo vitale” secondo le indicazioni dell’Oms»

La strategia. Un affondo non fatto di pancia, ma accuratamente preparato. I 50 litri pro-capite sono infatti fissati dalle linee guida dell’Oms e previsti nei due decreti attuativi del collegato ambientale riguardanti la risorse idriche (il cosiddetto bonus acqua) approvato a dicembre 2015 e prossimo alla pubblicazione. E l’amministrazione comunale ha messo in moto i propri uffici e ha chiesto pareri a polizia municipale, Asl e Servizi sociali. Tutti concordano che «la sospensione nell’erogazione del servizio idrico creerà senza dubbio situazioni di estrema difficoltà».

Il maxi buco. Meno Abbanoa, che tira dritta e vuole che qualcuno si prenda in carico il maxi debito da 140mila euro. «Resta inteso - concede il primo cittadino - che proseguiranno gli accertamenti del debito a carico degli inquilini, individuando tra essi quelli per morosità dovuta a condizione di estrema povertà, per i quali scatterà il bonus idrico, da quelli morosi per noncuranza».

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