Sassari fa i conti col rumore: 60 esposti per inquinamento acustico

Dalla serranda dell’agenzia funebre che non ha orari, alla musica dei bar di via Roma e i circoli chiassosi del centro storico

SASSARI. Difficile stabilire se Sassari sia una città particolarmente rumorosa oppure abbia solo timpani particolarmente sensibili. L’unico dato oggettivo, quando si parla di inquinamento acustico, sono una sessantina di esposti ricevuti dal comando della polizia municipale nell’arco di un anno, molti dei quali inviati anche alla Nuova Sardegna. Partiamo dai più bizzarri.

Defunti rumorosi. La sopportazione e la pazienza umana, si sa, è quanto di più volubile esista al mondo. Ci sono alcuni residenti, ad esempio, che se la prendono contro un’agenzia funebre che non li fa riposare in pace. Purtroppo la morte, quando bussa, non guarda l’orologio, e capita che la serranda si sollevi bruscamente anche alle 3 del mattino. E poi ci sono i colpi di martello alle bare che farebbero sussultare anche i defunti.

Hooligans. In viale Umberto invece si lamentano contro gli inquilini di un appartamento che sparano lo stereo a tutto volume inondando di decibel il quartiere. E non contenti aprono le finestre, escono a petto nudo in terrazzo, urlano come hooligans e scommettono sui tempi di arrivo delle forze dell’ordine.

Tacco 12. E sempre a proposito di convivenze condominiali, c’è anche chi segnala la vicina del piano di sopra che trotterella con i suoi tacchi 12 anche per andare in bagno. Naturalmente gli esposti sono corredati di certificati medici che documentano stati di salute assolutamente refrattari al rumore.

Freezer. Una signora invece punta il dito contro i freezer di una gelateria che ronzano giorno e notte. Esasperata, dal suo balcone ha anche tirato un vasetto contro i proprietari, per fortuna senza colpo ferire.

Rasaerba. In via Principessa Jolanda c’è addirittura chi vorrebbe che i giardinieri facessero la sfumatura al prato con pettine e forbici. Infatti i rasaerba e i soffiatori con motore a scoppio fanno un baccano insopportabile.

Musicisti. Poi ci sono le segnalazioni contro i musicisti. Il vicino di casa studia al Conservatorio e si esercita al pianoforte per 6 ore al giorno. Ci sono momenti in cui il suo repertorio va in loop sulle stesse note, e questo non è esattamente entusiasmante per chi ascolta. C’è anche la band di ragazzini che si esercita in un magazzino con pareti sottili come carta velina. E il condominio ringrazia.

Cani in terrazzo. E poi l’altro tormentone sono i cani parcheggiati nei terrazzi. In via Marras, ad esempio, ce ne sono tre che dalle 7,30 del mattino abbaiano a qualsiasi cosa si materializzi nel loro campo visivo.

Pallone per strada. Infine, in questo variegato repertorio di disturbi e intolleranze, non potevano mancare i bambini che giocano a pallone per strada. Dovrebbero essere una specie protetta, e invece al Centro qualcuno vorrebbe che questa fauna rumorosa si estingua definitivamente.

Mappa del rumore. Dopodiché ci sono le segnalazioni più concentrate e ricorrenti, che delineano una sorta di mappa del rumore, dove le zone rosse sono quelle ad alta concentrazione di locali.

Via Roma. Innanzitutto una fetta di via Roma, dove i residenti, durante i mesi estivi, si lamentano per i bar che fanno intrattenimento musicale. Negli esposti si parla di un volume talmente alto da rendere impossibile anche l’ascolto della Tv.

Circoli del centro. Al secondo posto c’è la zona del Centro storico, con il brulicare di circoli privati più o meno chiassosi. In questi casi il problema non è tanto il locale in sè, ma soprattutto gli schiamazzi dei clienti che stazionano nei paraggi.

Il Quadrato. Sino a qualche mese fa era gettonatissimo Piazzale Segni, con i residenti esasperati dal sottofondo di marmitte elaborate ed accelerazioni di motorini e auto. Ma dopo qualche blitz dei vigili urbani sembra che la quiete sia tornata al Quadrato.

Migranti. Ultimamente le lamentele dei cittadini si stanno invece concentrando su via Planargia: gli esposti puntano il dito contro gli ospiti del centro di accoglienza per migranti che purtroppo trascorrono il tempo buttati per strada e talvolta urlano e bisticciano tra loro.

Dopodiché gli esposti si sparpagliano a macchia di leopardo per tutta la città, e questo fa capire che la soglia di sopportazione, ovvero quella linea sottile che separa il rumore lecito dal disturbo intollerabile, è una variabile altamente soggettiva. La sensibilità infatti varia da persona a persona, e il disturbo della quiete pubblica non è qualcosa di così facilmente classificabile. È singolare infatti che alcuni rioni convivano tranquillamente con una giungla variegata di locali, circoli, officine e attività artigiane che utilizzano strumenti di lavoro rumorosi, e altri quartieri che invece insorgono a colpi di denunce al primo accenno di baccano. La conclusione è questa: anche il rumore apparentemente più stupido e insignificante, dalla pallonata al tip tap del tacco 12, per chi lo subisce in h24 può diventare un tormento.

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