La Nuova Sardegna

Sassari

Mai più torture, Amnesty coinvolge la città nella lotta

di Antonio Meloni

L’organizzazione ha presentato il rapporto annuale 2016 Coinvolgenti relazioni di volontari, accademici e avvocati

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. In più della metà dei paesi del mondo si pratica la tortura e i diritti fondamentali della persona sono sistematicamente violati. Il portavoce nazionale di Amnesty international, Riccardo Noury, lo dice senza enfasi nella gremita aula Segni del complesso universitario di viale Mancini, presentando il rapporto annuale redatto dall’organizzazione non governativa. Lo scorso anno maltrattamenti e torture sono stati registrati in 122 nazioni e crimini di guerra in diciannove paesi, mentre altri trenta hanno respinto i rifugiati arrivati ormai a 60 milioni. Ma nei 160 paesi esaminati dal Rapporto c’è anche qualche dato positivo: venti governi hanno riconosciuto legalmente l’unione o il matrimonio tra persone dello stesso sesso e, per la prima volta, gli stati contrari alla pena di morte hanno superato quota cento. Il documento è il risultato del paziente monitoraggio realizzato dagli attivisti di Amnesty nel 2015, un quadro allarmante che non concede spazio all’ottimismo e che diventa emergenza soprattutto nelle aree di crisi dove guerre, terrorismo e miseria hanno lasciato il segno.

«Dal Sud America all’Estremo oriente passando per l’Africa e i paesi mediorientali - ha detto in apertura Attilio Pinna, responsabile di Amnesty per Sassari - ci sono zone in cui la libertà è calpestata ogni giorno». Dopo l’11 settembre molto è cambiato, la lotta al terrorismo di matrice islamica ha in qualche modo costretto diversi paesi, soprattutto gli Stati uniti, a correre ai ripari in nome della sicurezza.

Situazione che ha portato al varo di operazioni, basate sulla segretezza, di cui molto spesso gli stessi governi sono tenuti all’oscuro. In gergo le chiamano extraordinary rendition, consegne straordinarie. «Si tratta - ha spiegato Silvia Sanna (università di Sassari) - di operazioni fantasma che consistono nel prelievo forzato, da un paese estero, di persone sospettate di terrorismo, le quali, senza alcuna spiegazione e senza la formulazione di un preciso capo d’imputazione, vengono trasferite nel carcere segreto di un paese amico dove vengono interrogate con l’uso di sistemi tali da configurare il reato di tortura».

Almeno 50 paesi nel 2015 - stando ai dati diffusi mercoledì sera - avrebbero fatto ricorso a questa pratica, fra i quali non meno di dieci stati europei. «La grande difficoltà di avere dati certi - ha proseguito la professoressa Sanna - deriva dall’impossibilità di accesso alla documentazione che viene sistematicamente secretata». Una pratica illegale, che oltretutto, secondo gli studiosi del fenomeno, non è di grande utilità e che spesso è all’origine di clamorosi errori se si considera che una persona su cinque viene prelevata per sbaglio. Altro tema delicato è quello dei decessi in carcere, fenomeno particolarmente presente anche in Italia.

L’anno scorso nel nostro paese sono morti 111 detenuti, di cui 39 per suicidio. Quest’anno (siamo a metà ottobre) i suicidi in carcere sono stati 23. Ma il dato cresce ancora se rilevato nelle carceri sovraffollate, un suicida ogni 415 detenuti contro l’1 ogni 1090 degli altri istituti di pena. «Situazioni - ha concluso Paola Sechi (università di Sassari) - in cui le condizioni psicologiche dei reclusi sono quantomeno precarie e sulle quali occorre vigilare con particolare attenzione».

Il monito del portavoce nazionale di Amnesty - in chiusura di lavori - è un’esortazione a non abbassare mai la guardia, per alcun motivo, nella lotta per la tutela dei diritti umani. «Se Giulio Regeni fosse ancora vivo - ha concluso Riccardo Noury - sono certo che in quest’aula si sarebbe trovato a suo agio».

Durante la serata, coordinata da Marcella Sanna, sono intervenuti l’avvocato Mariano Mameli (Ordine forense) e Maria Vittoria Casu, assessora alle Politiche educative di Palazzo ducale. Sul tardi, l’incontro si è spostato nei locali del Vecchio Mulino per ricordare Giulio Regeni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative