Sassari: falso ideologico, assolto il notaio Pinna Vistoso
A distanza di 12 anni dai fatti la corte d’appello scagiona il professionista. Al centro del processo presunte irregolarità nella costituzione di una società
SASSARI. A distanza di dodici anni dai fatti, il notaio Andrea Pinna Vistoso, di 51 anni, è stato assolto dai giudici della corte d’appello di Sassari dall’accusa di falso in atti pubblici.
A novembre del 2013, il giudice monocratico Carmela Rita Serra lo aveva condannato a dieci mesi di reclusione (pena sospesa). Il professionista, assistito dagli avvocati Franco Luigi e Gabriele Satta, era stato scagionato con una sentenza di non luogo a procedere nel luglio 2010. Ma la Cassazione – alla quale aveva fatto ricorso l’allora procuratore della Repubblica di Sassari Roberto Saieva – aveva annullato quel verdetto e imposto al nuovo gup di fissare un’altra udienza all’esito della quale Pinna Vistoso fu rinviato a giudizio.
Secondo le indagini condotte dall’allora sostituto procuratore Maria Grazia Genoese, nel 2004 il notaio avrebbe falsificato due atti nell’ambito della costituzione di una società: avrebbe cioè attestato in un documento di aver visto con i propri occhi l’originale di una ricevuta bancaria che invece gli era stata inviata via fax (la ricevuta si era poi rivelata falsa). Da qui l’accusa di falso ideologico perché quella sua dichiarazione non risultava vera.
In realtà lo stesso notaio ai primi del 2005, dopo aver accertato in banca che nessun versamento era stato fatto, aveva presentato una denuncia alla Procura della Repubblica. Quando mandò la parcella al titolare della società, quest’ultimo – era giugno del 2009 – denunciò Pinna Vistoso per falso. Il pubblico ministero individuò la falsità nel fatto che non sarebbero state le parti a “esibire” le ricevute ma terze persone a spedirle per fax.
Chiuse le indagini, in udienza preliminare gli avvocati difensori avevano sostenuto che il professionista si fosse comportato in assoluta buona fede, nel rispetto delle norme. E il giudice Gianni Delogu, con decisione del 29 luglio 2010, aveva accolto quella tesi e disposto il non luogo a procedere. Ma la Procura, evidentemente, non era dello stesso avviso tanto che fu il procuratore in persona a impugnare l’assoluzione alla Suprema Corte. I giudici di Roma avevano accolto il ricorso, per poi disporre la fissazione di una nuova udienza preliminare.
A novembre del 2013 il giudice Serra (il pm era Carlo Scalas che ha rappresentato l’accusa anche in appello) aveva assolto il notaio accogliendo la tesi difensiva secondo cui il termine “esibire” non ha significato materiale ma vuol dire “mettere a disposizione del notaio anche a mezzo di incaricati i documenti necessari per redigere gli atti”. Ma lo aveva condannato per un fatto «non contenuto nell’imputazione», avevano spiegato i legali. E cioè per aver definito “ricevute” quelle che erano state trasmesse per fax. La corte d’appello (presidente Brianda, a latere Spanu e Lupino) lo ha assolto anche da quell’accusa.
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