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Sassari

Collassa il pontile liquidi abbandonato da anni

di Gavino Masia
Collassa il pontile liquidi abbandonato da anni

La piattaforma 18 non è stata più ripristinata dall’incendio nel 2004 L’azienda Versalis dovrà ora occuparsi della manutenzione di ciò che resta

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PORTO TORRES. A metà settimana è “collassata” la parte terminale del pontile liquidi, gestito da Versalis, quello tristemente famoso per l’incendio nel Capodanno 2004 della Panam Serena. La piattaforma numero 18 non è stata più ripristinata proprio dopo il rogo della nave battente bandiera delle Bahamas – al pari delle 14 e 15 che non sono più operative da anni -, mentre le piattaforme maggiormente utilizzate sono la 11 per lo scarico di propano o butadiene, la 12 per scaricare acrilo nitrile che serve per l'impianto elastomeri e la 13 e la 16 per lo scarico dell'olio di fok che viene usato ancora in centrale 2 dell’area industriale.

All’origine della caduta della parte terminale sicuramente la scarsa manutenzione di tutta la struttura, letteralmente abbandonata a se stessa dopo il crollo dell’ex petrolchimico e la drastica riduzione di lavoratori e di rifornimenti delle navi. «Allo stato attuale – dice il comandante della Capitaneria di porto Paolo Bianca – il pontile non presenta alcun pericolo per il traffico navale: ci siamo già attivati per ottenere il ripristino urgente del fanale che indica la testa del pontile e nel frattempo abbiamo mandato l’avviso ai naviganti per far sapere a chi entra in porto che quel fanale per ora non funziona».

L’azienda Versalis dovrà ora occuparsi della manutenzione del pontile, considerando che si presenta fatiscente in varie parti e potrebbe causare danni ulteriori durante i rifornimenti. Il ricordo della terrificante esplosione che annientò le vite dei marinai russi Sergejs Cubajevskis e Petruhins Jaroslav, rispettivamente il più esperto e il più giovane degli uomini dell’equipaggio, è infatti ancora vivo negli addetti ai lavori portuali e nella comunità turritana. E ci sono state tante ipotesi e nessuna certezza su quale fu la scintilla che trasformò in un inferno di fuoco la nave cisterna, costruita in Turchia appena un anno prima, mentre era attraccata al pontile liquidi nelle ultime fasi di scarico delle ottomila tonnellate di benzene e di combustibile «C-6». Dopo l’esplosione seguì inoltre un devastante rogo di benzene che per settantadue ore, tanto lavorarono i vigili del fuoco prima di domarlo, disperse nell’ambiente una quantità incalcolabile di veleni cangerogeni. Il bilancio di quel disastro ambientale non è mai stato fatto, mentre ammontavano a venti milioni di euro i danni provocati al pontile. Nei giorni scorsi non c’è stata, per fortuna, alcuna esplosione nella parte terminale della struttura portuale, ma è necessaria una manutenzione completa per riportare la sicurezza durante lo scarico.

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