Il Cas si dissocia dalle proteste dei migranti
«La vita nel centro non è semplice ma alcuni ospiti somali hanno strumentalizzato l’accaduto»
PORTO TORRES. Si dissociano e condannano pubblicamente la "violenta protesta inscenata dagli ospiti Somali" sulla ex statale 131, sabato scorso, i ragazzi del Cas - Centro di Accoglienza Straordinario - Janas provenienti da Nigeria, Ghana, Costa d'Avorio, Senegal, Guinea equatoriale, Gambia e l'associazione Refugees Welcome.
«É innegabile - sostengono in un comunicato Refugees Welcome e gli ospiti del centro - che la vita nel centro di accoglienza non sia semplice, che vi siano spesso diatribe tra etnie diverse e che le tempistiche per il rilascio dei documenti siano snervanti, costringendo ad una attesa di parecchi mesi tutti coloro che hanno intenzione di lasciare l'Italia e raggiungere le proprie famiglie nel Nord Europa».
Le difficoltà, però, non possono in alcun modo giustificare atteggiamenti violenti. «Non è assolutamente vero che le donne somale siano state vittime di comportamenti violenti da parte delle altre etnie, come falsamente dichiarato da alcuni ospiti somali che parlano italiano e che hanno strumentalizzato l'accaduto veicolando informazioni false e inscenando finti malori per attirare l'attenzione dei giornalisti», continua il comunicato in cui si sostiene che nello stesso centro convivono pacificamente da più di un anno uomini e donne, più o meno di pari numero, «ed episodi di violenza verso le donne somale, o di altre nazionalità non sarebbero in alcun modo tollerati». Ma soprattutto, «nessun disagio o difficoltà vissuto all'interno del centro di accoglienza non solo dai somali, ma da tutti gli ospiti, potrebbe in alcun modo giustificare azioni di protesta che creino disagio o pericolo alla cittadinanza di Porto Torres» affermano i firmatari della nota. «Il rispetto verso le leggi, le istituzioni e i cittadini della comunità ospitante sono per noi fondamentali, e sono alla base della nostra futura integrazione, in Italia, in Europa».
Emanuele Fancellu
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