La Regione abbandona l’idea di un termovalorizzatore a nord
Dal rapporto preliminare al piano regionale dei rifiuti sparisce l’impianto pensato nel Sassarese Secondo gli esperti fino al 2030 saranno infatti sufficienti gli inceneritori già presenti nell’Isola
SASSARI. Tramonta l’ipotesi di un termovalorizzatore nel Sassarese. È quello che emerge dal rapporto preliminare per l’aggiornamento del piano regionale di gestione dei rifiuti, pubblicato dalla Regione nei giorni scorsi. Gli esperti hanno effettuato un’analisi sulla produzione del secco residuo, il combustibile degli inceneritori, rilevando che sull’orizzonte del 2030 saranno sufficienti gli impianti già esistenti nell’isola. Mentre nella precedente pianificazione, elaborata nel 2008, era previsto un polo bruciarifiuti a Fiume Santo, che però non compare nell’aggiornamento proposto da Cagliari. Ora l’aggiornamento al piano dovrà attraversare la fase della Valutazione ambientale strategica (Vas). Dopo di ché, diventerà operativo a tutti gli effetti.
Il piano del 2008. Quando fu scritta la pianificazione vigente, nel 2008, la Regione aveva previsto un’organizzazione del sistema dei rifiuti che prevedeva l’avvio un termovalorizzatore a Fiume Santo destinato ad accogliere il secco residuo prodotto nei Comune del nord dell’isola. La società titolare degli impianti aveva dato la disponibilità alla realizzazione di un forno-caldaia con utilizzo del vapore nel ciclo termo-elettrico dell’impianto. Oppure, in subordine, si era pensato a realizzare un termovalorizzatore dedicato. Ipotesi che non si sono mai concretizzate e che ora vengono abbandonate nella proposta di aggiornamento della pianificazione regionale dei rifiuti.
Le novità. Confrontando i dati degli impianti di trattamento del secco residuo parametrata alla produzione di rifiuti odierna, gli esperti hanno rilevato che il cosiddetto trattamento di valorizzazione termica copre il 50 per cento delle esigenze. Ma le cose cambiano se lo stesso confronto viene fatto su uno scenario che guarda al 2022. In Regione si sono accorti che la potenzialità di termovalorizzazione delle 3 linee del Cacip di Cagliari e della linea di Tossilo, a Macomer, sono in eccesso rispetto al residuo secco che si stima di produrre tra 6 anni. Lo scenario cambia ulteriormente se si butta l’occhio ancora più lontano. Infatti, l’analisi sul 2030 rivela che dopo gli interventi di revamping (riammodernamento), previsti negli impianti di Cagliari e Macomer, non vi sarà necessità di ulteriori termovalorizzatori. Semmai ci sarà bisogno di un decremento della capacità di incenerimento. Questo grazie soprattutto alle azioni mirate all’aumento della raccolta differenziata e all’abbattimento della generazione di rifiuti. «Non appare necessario prevedere nuovi poli di termovalorizzazione per il transitorio fino al 2030 - si legge nel rapporto preliminare - in quanto non coerenti con le esigenze future, tanto più che i tempi di realizzazione non sarebbero congruenti col fatto che la domanda di termovalorizzazione è riferibile più al breve-medio termine che al lungo».
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