Il “barare veniale”, l’etica e la poca fiducia in noi
Russia, Olimpiadi degli scacchi 2010. Mentre la Francia gioca la sua partita, un maestro nazionale segue da casa in diretta streaming la partita, calcola le possibili mosse con un software, le manda...
Russia, Olimpiadi degli scacchi 2010. Mentre la Francia gioca la sua partita, un maestro nazionale segue da casa in diretta streaming la partita, calcola le possibili mosse con un software, le manda via sms all'allenatore complice che si trova dove si svolge la partita, che a sua volta suggerisce le mosse al giocatore con dei gesti prestabiliti: allontanandosi e avvicinandosi dai tavoli da gioco. Hanno barato o per dirla in termini scacchistici, hanno fatto cheating.
Tutti e tre i protagonisti di questa storia sono stati squalificati ovviamente. Che brutta figura hanno fatto i cugini d'oltralpe...
L'episodio, in questo caso scacchistico, è solo un pretesto per chiederci perché bariamo. Secondo Ariely, psicologo ed economista, il barare segue la logica dei costi-benefici: cosa guadagno barando, che probabilità ho di farla franca, cosa perdo se mi beccano.
Questa logica funziona, ma fino ad un certo punto. Esiste una soglia personale oltre la quale subentra un codice etico individuale che impedisce l'azione sleale.
Copio la versione di latino dal vicino, ma non falsifico il voto nel registro; simulo una caduta in area per ottenere un rigore, ma non vendo la mia prestazione (non sempre purtroppo!).
Aldilà dell'etica e del fair play, che si vedrà in un articolo specifico sul doping, pare che il desiderio della maggior parte delle persone-atleti sia il sentirsi onesti con sé stessi, consentendosi un “barare veniale” che non comprometta la “buona immagine” percepita di sé.
Questo processo di “autoinganno” fa riferimento ad un meccanismo psicologico che già Freud studió, la razionalizzazione.
Questa è fondamentalmente un pensiero giustificante, apparentemente logico, che copre le contraddizioni e i possibili errori.
In questo senso è un ragionamento al contrario che diversamente da quello logico parte dalle conseguenze per costruire le premesse: «il rigore non c'era, ma stavamo giocando meglio noi. In qualche modo lo meritiamo».
Particolarmente noto è quanto accade nella notissima favola di Esopo “La volpe e l'uva” dove la volpe razionalizza la frustrazione del non aver raggiunto l'uva, posta troppo in alto, va via dicendosi che la stessa era acerba.
Attenzione però a non fidarsi troppo del senso morale individuale.
Per chi non ne fosse convinto basti citare una notizia di questi giorni, un ristorante in Cina per lanciare la sua attività ha proposto di far scegliere al cliente quanto pagare per il pasto consumato. Risultato: ha perso 13000 euro in una sola settimana.
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