La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, perseguitò una fisioterapista: condannato un primario dell’ospedale civile

di Nadia Cossu

Confermati in Appello 20 mesi a un dirigente medico. Ausiliaria sanitaria di Cardiologia riabilitativa vittima di stalking e abusi sessuali

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SASSARI. Lo scorso marzo, a distanza di quasi un anno dalla sentenza di primo grado, il procuratore generale presso la corte d’appello aveva chiesto la conferma della condanna a un anno e otto mesi per Stefano Masia, primario di Cardiologia riabilitativa del Santissima Annunziata finito a processo per violenza sessuale, stalking e molestie nei confronti di una fisioterapista che lavorava nel suo reparto. Alla richiesta del pg si era associato anche l’avvocato Nicola Satta che tutela la vittima. Giovedì mattina è arrivata la sentenza dei giudici d’appello che hanno confermato la condanna di primo grado.

Ad aprile del 2015 il giudice Giuseppe Grotteria – davanti al quale si è svolto il primo processo con rito abbreviato – aveva condannato il medico (assistito dagli avvocati Gabriele Satta e Ettore Licheri) a un anno e otto mesi. L’inchiesta era scattata dopo la denuncia della fisioterapista che lavorava gomito a gomito con Masia. In avvio di indagini il gip aveva anche imposto al primario il divieto di avvicinarsi alla collega. Lei, nel frattempo, aveva anche chiesto e ottenuto il trasferimento in un altro reparto.

Secondo le accuse – che sono costate all’imputato la contestazione di reati gravi – Masia avrebbe «molestato» la donna facendo anche «uso di un linguaggio scurrile e ponendo in essere attacchi alla dignità e al decoro della dipendente» (scriveva così il pubblico ministero nella richiesta di rinvio a giudizio). Probabilmente stanca di una situazione che non riusciva più a sopportare, a un certo punto la donna si era rivolta all’avvocato Nicola Satta e dopo aver chiesto aiuto alla Asl aveva deciso di andare in questura e riferire – con il supporto di alcune testimonianze che hanno confermato i suoi racconti – quello che accadeva in ospedale quando divideva il turno di lavoro con il primario: in particolare parole spinte e mani che si infilavano sotto il suo camice. Erano quindi scattate le indagini e la segnalazione alla Procura della Repubblica.

Per il sostituto Giovanni Porcheddu titolare del fascicolo di indagine non c’era alcun dubbio: configurabili i reati di violenza sessuale e stalking. E infatti subito dopo aveva chiesto il rinvio a giudizio di Masia. Nel frattempo era andato avanti anche il filone civile della vicenda e la Asl aveva sospeso il medico per sei mesi dall’incarico. Dopo poco tempo il giudice del lavoro aveva però accolto il ricorso presentato dall’avvocato Vittore Davini annullando la sanzione. Lo stesso giudice aveva condannato la Asl al pagamento degli stipendi arretrati corrispondenti al periodo in cui il primario di Cardiologia riabilitativa era rimasto fuori dal posto di lavoro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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