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Sassari

Consorzio, raggiunto l’accordo per attingere acqua dal Coghinas

di Barbara Mastino
Consorzio, raggiunto l’accordo per attingere acqua dal Coghinas

Via libera da parte della Regione per creare una connessione con gli impianti della diga di Pattada Il presidente Diego Pinna: «Cesserà l’emergenza per le colture irrigue della piana di Chilivani»

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OZIERI. Buone notizie sul fronte della integrazione delle fonti di approvvigionamento d’acqua del Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna. Nei giorni scorsi in un incontro interlocutorio tra i rappresentati tecnici e politici del Consorzio e quelli della Regione è emerso un preciso impegno da parte degli assessorati all'Agricoltura e dei Lavori Pubblici: la volontà di creare una connessione tra i bacini integrando l'unica fonte approvvigionamento che allo stato attuale proviene da lago Lerno di Pattada.

La fonte integrativa sarebbe quella indicata dal Consorzio: il Lago Coghinas, posto nelle immediate vicinanze del comprensorio irriguo di Chilivani nei comuni di Oschiri e Tula, che fanno parte del territorio consortile.

«Già dallo scorso anno - ricorda il presidente del Consorzio Diego Pinna - abbiamo sollecitato un approvvigionamento alternativo alla Diga di Pattada, finalizzato a poter irrigare la Piana di Chilivani. Questo non può che provenire dal Coghinas, e ora abbiamo su questo fronte un impegno della Regione. La soddisfazione per noi è tanta - aggiunge il presidente - perché, nella nostra pur breve gestione, ci siamo immediatamente resi conto dei limiti che la diga di Pattada presenta allo stato attuale. Limiti che in particolare derivano dalla transizione della destinazione dei volumi invasati dall'uso esclusivamente agricolo ,per il quale lo sbarramento è stato progettato e realizzato, a quello multisettoriale, con ingenti volumi oramai vincolati per uso civile, a discapito del comparto. A questi vincoli si sono aggiunti negli ultimi anni quelli dovuti ai problemi strutturali dello sbarramento, con le conseguenti limitazioni alla capacità di invaso che hanno portato il limite da 72 milioni di metri cubi agli attuali 34,2". La proposta, avanzata tempo fa dagli amministratori consortili insieme all'Unione dei Comuni del Logudoro, ha fondate ragioni per poter essere attuata. Tecnicamente essa prevede la realizzazione di un impianto di sollevamento dalla diga di Muzzone sul Coghinas, per integrare i volumi irrigui in caso di crisi siccitose come quella attaule. "Nello stesso contesto - dice ancora Pinna - potrebbe essere inserito il completamento di un impianto di prelievo consistente in un sollevamento, una di accumulo e una condotta distributrice sito in agro di Tula". Un'infrastruttura mai completata e messa in esercizio, che seppur con volumi non sufficienti per uso irriguo, potrebbe integrare la rete di acquedotti rurali esistente per garantire la fornitura idrica per usi aziendali, in aree che non hanno alcun tipo di approvvigionamento alternativo.

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