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la bimba partorita nel tugurio

Infanticidio, domani i primi testimoni in aula

Infanticidio, domani i primi testimoni in aula

SASSARI. Saranno sentiti nell’udienza in programma domani mattina nel palazzo di giustizia di via Roma i primi testi del processo contro Sara Gaspa, la donna di trent’anni di Santa Maria Coghinas...

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SASSARI. Saranno sentiti nell’udienza in programma domani mattina nel palazzo di giustizia di via Roma i primi testi del processo contro Sara Gaspa, la donna di trent’anni di Santa Maria Coghinas che il 6 gennaio scorso aveva visto nascere e poi morire una bimba di poco più di due chili che portava in grembo. Uno stato interessante che la trentenne aveva tenuto nascosto a tutti in paese, compresi medici e assistenti sociali che forse avrebbero potuto indicarle la strada per salvare la vita a una creatura indifesa.

Il sostituto procuratore Paolo Piras aveva chiesto da subito il giudizio immediato. L’accusa nei suoi confronti è quella di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, contestatale fin dal primo momento dai magistrati. Si tratta di un processo “nuovo” a Sassari, considerato che la contestazione di questa tipologia di reato non è mai entrata – almeno negli ultimi vent’anni – in un’aula del tribunale.

Gli inquirenti sono convinti che sarebbero bastati un’ecografia e un parto cesareo per salvare la vita alla bambina. Le indagini dei carabinieri del Nas (al comando del luogotenente Gavino Soggia) si erano concentrate anche sul profilo facebook della donna. Precisamente su alcune frasi sospette scritte sulla sua bacheca e successivamente finite nel fascicolo dell’inchiesta insieme alle poche parole pronunciate il giorno della tragedia, prima che la trentenne si chiudesse nel silenzio. Gli uomini del nucleo antisofisticazioni dell’Arma avevano svolto tutta una serie di accertamenti tecnici che avevano convinto la Procura a contestare alla donna il reato di infanticidio. Ai soccorritori arrivati a Santa Maria Coghinas quando ormai non c’era più niente da fare, la trentenne aveva riferito di essere stata all’oscuro della gravidanza fino a quel momento. Affermazioni che avevano lasciato perplessi medici e inquirenti. La Procura avrebbe voluto capire qualcosa in più dalla perizia psichiatrica alla quale, però, la donna (durante il ricovero nel reparto di Ginecologia delle cliniche di Sassari) aveva rifiutato di sottoporsi.

Nell’udienza di domani, davanti al collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Lupinu, saranno chiamati a sedersi nel banco dei testimoni i medici che per primi intervennero dopo il parto e alcuni familiari e conoscenti della coppia. Si tratta dei primi testi citati proprio dal pubblico ministero Paolo Piras che aveva deciso di indagare la donna per infanticidio e poi di chiederne il rinvio a giudizio con la medesima contestazione. Le pene – per questa tipologia di reato – vanno dai 4 ai 12 anni di carcere. (na.co.)

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