La Nuova Sardegna

Sassari

Infanticidio, processo aperto con primi testi

di Nadia Cossu
Infanticidio, processo aperto con primi testi

Bimba nata nel tugurio. Il medico legale: feto avvolto dal cordone quasi certamente durante il parto

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SASSARI. Sono stati sentiti nell’udienza davanti al collegio presieduto dal giudice Maria Teresa Lupinu i primi testi del processo contro Sara Gaspa, la trentenne di Santa Maria Coghinas che il 6 gennaio scorso aveva visto nascere e poi morire la bimba di poco più di due chili che portava in grembo. Una gravidanza che la donna aveva tenuta nascosta a tutti in paese, compresi medici e assistenti sociali. Il sostituto procuratore Paolo Piras aveva chiesto da subito il giudizio immediato. L’accusa nei suoi confronti è quella di infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto.

Ieri il processo si è aperto a tutti gli effetti con le prime testimonianze dei medici del reparto di Ginecologia di Sassari dove la Gaspa restò ricoverata che hanno semplicemente dato conto della ispezione corporale effettuata sulla donna con la conferma dell’avvenuto parto. In seguito la parola è passata al medico legale Salvatore Lorenzoni che si è soffermato, su richiesta del pubblico ministero Piras, sulla causa della morte del feto rimasto avvolto dal cordone ombelicale. L’obiettivo della Procura è stabilire se l’avvolgimento sia avvenuto all’interno dell’utero (e in questo caso si tratterebbe di una circostanza imprevedibile) oppure durante il parto (in tal caso si configurerebbe il reato di infanticidio perché la donna non si fece mai assistere durante i nove mesi di gravidanza e quindi nemmeno al momento del parto). Secondo Lorenzoni potrebbe essere avvenuto anche 4 o 6 ore prima dell’espulsione ma, a suo avviso, è più verosimile che il feto sia rimasto avvolto durante il parto. E quindi – è la conclusione del pm – un medico avrebbe potuto salvarlo. Gli inquirenti fin dal primo momento hanno infatti sostenuto che sarebbero bastati un’ecografia e un parto cesareo per salvare la vita alla bambina.

È stato poi chiamato a testimoniare un volontario dell’Avis, intervenuto nella casa-tugurio con i colleghi in seguito alla segnalazione ricevuta dalla centrale operativa del 118: «Sara era sdraiata sul letto – ha raccontato – il feto era dentro i pantaloni del pigiama, a testa in giù e il cordone era ancora unito alla madre. Aveva tre giri intorno al collo. Quando, su indicazione del 118, ho chiesto a Sara da chi fosse stata seguita durante la gravidanza mi ha risposto che non sapeva di essere incinta».

Il processo è stato aggiornato al 24 gennaio.

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