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Sassari

«Il formato digitale porterà il documento in tutto il mondo»

«Il formato digitale porterà il documento in tutto il mondo»

«E' il documento più completo che consenta di ricostruire ogni aspetto della vita collettiva della Sassari medioevale, con norme che investivano il sistema di governo della città, l'ordinamento...

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«E' il documento più completo che consenta di ricostruire ogni aspetto della vita collettiva della Sassari medioevale, con norme che investivano il sistema di governo della città, l'ordinamento giudiziario ed anche gli ambiti del vivere civile: gli Statuti Sassaresi come testimonianza ed espressione dell'identità di una città». Paolo Cau, direttore dell'Archivio storico del Comune, è uno dei principali fautori dell'operazione che ha portato gli Statuti, con la pubblicazione sul web, a diventare patrimonio pubblico. «Nel 1826 - prosegue Cau - il barone Manno esprimeva il suo vivo ringraziamento per aver potuto avere a disposizione gli originali dei codici degli Statuti Sassaresi, raccomandandone per il loro pregio una «gelosa custodia». Gli amministratori civici sassaresi non presero in parola le raccomandazioni del barone, però gli Statuti riuscirono comunque a sopravvivere grazie all'opera meritoria di salvataggio da parte di personalità come Pasquale Tola prima e di Enrico Costa poi. Gli archivi erano ancora intesi come scrigni della memoria a disposizione dei pochi e accreditati studiosi in grado di cimentarsi con carte medievali. «Così gli Statuti - ricorda ancora il direttore dell'Archivio storico - rimasero chiusi “nel segreto dell'arca”». I codici vennero restaurati nel 1973 a cura dell'allora Centro di Fotoriproduzione Legatoria e Restauro degli Archivi di Stato. Poi arrivarono le prime forme di valorizzazione con caute apparizioni in mostre documentarie che garantivano alti standard in fatto di sicurezza». «Ora - conclude Cau - vengono portati all'attenzione del vasto pubblico del web in formato digitale, senza pedaggi da pagare, basta un semplice accredito. È un modo per restituire ad una collettività e (senza immodestia) alla più vasta comunità internazionale una memoria storica rimasta sinora quasi nascosta». (a.me.)

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