La Nuova Sardegna

Sassari

Oncoematologia, reparto al collasso

di Gabriella Grimaldi
Oncoematologia, reparto al collasso

La struttura di viale San Pietro è fatiscente: spazi angusti e un bagnetto senza doccia per 11 malati di leucemia acuta

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SASSARI. Ci vuole coraggio per lottare contro malattie come la leucemia o il mieloma, ci vuole coraggio e tenacia. E medici e infermieri competenti. Ma ci vogliono anche strutture in grado di accogliere persone che stanno conducendo una battaglia per salvarsi la pelle. Ecco perché lascia senza parole constatare in quali condizioni i malati ricoverati nel reparto di Ematologia dell’Aou e gli utenti del relativo day hospital e degli ambulatori siano costretti a condurre una battaglia così delicata. Il reparto, tre camere da tre letti più tre camere sterili, si trova al sesto piano della più scalcinata delle vecchie cliniche di viale San Pietro, quella della Pediatria e della Ginecologia e Ostetricia. Un edificio spesso al centro della cronaca perché non solo inadeguato a ospitare pazienti ma senza alcuna possibilità di ottenere requisiti minimi sanitari e conseguente accreditamento.

Il corridoio dove si affacciano le camere è tutto un accumulo di macchinari, scartoffie, carrelli, scaffali tra i quali è difficile farsi strada (i locali non sono sufficienti, il personale deve cambiarsi nel corridoio). In mezzo al via vai di medici e infermieri (8 medici in organico e 17 infermieri) alcuni pazienti si aggirano trascinandosi dietro il trespolo che regge flebo e strumentazioni varie. Alcuni di loro sono in fila per entrare nell’unico bagno comune che dà sempre sul corridoio. Bagno sono parole grosse: un bugigattolo di un metro per due con il water, il lavandino e il bidet, neanche l’ombra della doccia. Acqua calda a giorni alterni, pareti scrostare, mattonelle a pezzi, un luogo indecente che secondo i pazienti (che spesso rimangono ricoverati in questo reparto per diversi mesi) e secondo il personale, simboleggia lo stato di degrado assoluto in cui versa la struttura.

«Noi ce la mettiamo tutta a rendere i giorni di queste persone meno amari - dicono medi e infermieri ai quali viene riconosciuta grande competenza e umanità - ma lavoriamo in condizioni estreme. Sempre con la paura che possa succedere qualcosa, che non riusciamo a ricoverare chi ha bisogno, che non sia possibile procedere alle chemioterapie nel tempo dovuto». A rischio c’è anche la sicurezza personale: le porte delle camere sono così strette che i letti no possono nè uscire nè entrare così, in caso di incendio i malati sarebbero intrappolati. Neanche il repartino sterile ha la doccia, così i malati più fragili preferiscono usare le salviette per mesi piuttosto che attraversare le corsie e trovare un luogo dignitoso dove lavarsi. Il reparto doveva essere trasferito già dal 2014 ma pazienti e medici sono ancora là.

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