La Nuova Sardegna

Sassari

Sassari, trafitto da una scheggia di vetro a scuola: studente rischia di morire

di Daniela Scano
La porta della scuola contro la quale una settimana fa è andato a sbattere un alunno rimanendo ferito
La porta della scuola contro la quale una settimana fa è andato a sbattere un alunno rimanendo ferito

Una porta è andata in pezzi, il frammento di vetro si è fermato a sette millimetri dal cuore

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Sette millimetri, la distanza tra la vita e la morte. La scheggia di vetro è penetrata nell’addome di un ragazzo e si è fermata a una distanza infinitesima dal cuore. È successo la settimana scorsa nell’Istituto tecnico industriale “G. M. Angioy” e questa è, grazie a quei sette millimetri, la cronaca di una tragedia sfiorata.

La dirigente scolastica Maria Giovanna Oggiano lo sa ed è ossessionata dalla consapevolezza che uno dei suoi ragazzi ha rischiato di morire. La preside, che aveva già lanciato l’allarme sicurezza, ha chiamato a raccolta i suoi colleghi per pretendere risposte dagli enti locali – Comuni e Province – che degli edifici scolastici sono i proprietari. Lo ha fatto ieri, una settimana dopo un gravissimo incidente che solo per caso non è costato la vita a ragazzo.

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:cagliari:cronaca:1.14423191:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/cagliari/cronaca/2016/11/16/news/carloforte-bimbo-ferito-da-un-vetro-l-asilo-chiuso-riapre-in-altra-sede-1.14423191]]

Accade anche questo negli istituti scolastici dove i sistemi di sicurezza sono un lusso che non ci si può permettere, dove manca l’essenziale e i vetri antisfondamento sono evidentemente il superfluo. Così, se come è accaduto la settimana scorsa tra una lezione e l’altra, un ragazzo inciampa e va a sbattere contro una porta a vetri, questa va in mille pezzi che sono altrettanti potenziali strumenti di morte.

[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:site:1.14423106:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/image/contentid/policy:1.14423106:1653420337/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

È successo nella scuola più popolosa di Sassari: 1.600 studenti che ogni giorno frequentano l’istituto di via Principessa Mafalda. Una cittadella di aule e di laboratori: quasi ventiquattromila metri di superficie coperta e piena di possibili insidie. Le porte a vetri sono uno dei pericoli perché non sono antisfondamento, come prevede la legge. Un ragazzo è inciampato nell’ultimo gradino ed è andato a sbattere contro la vetrata, che si è frantumata sotto il peso del suo corpo. Il giovane è stato soccorso immediatamente dai compagni e da un professore che hanno chiamato il 118. «Il sangue zampillava dalla ferita come da una fontana – raccontano i testimoni –. Abbiamo avuto paura che morisse».

Invece è andata bene, per quei sette millimetri che hanno salvato la vita allo studente. Ieri il ragazzo è tornato in aula e, dopo averlo abbracciato, la sua dirigente scolastica ha fatto ciò che sentiva di fare dall’inizio dell’anno e che la tragedia sfiorata nella sua scuola ha trasformato nel dovere inderogabile di creare il caso. Prima con una lunga lettera al prefetto (che pubblichiamo integralmente) e poi, questo pomeriggio, chiedendo ai suoi colleghi di andare con lei in prefettura per chiedere al rappresentante del Governo di intervenire immediatamente «almeno per gli aspetti più rischiosi – ha scritto Maria Giovanna Oggiano – senza badare a spese, perché non vi è prezzo capace di pagare una vita persa». Della sicurezza di quella vita è responsabile, a norma di legge, la dirigente Oggiano. E di quelle di tutti gli studenti, i docenti e il personale amministrativo che frequenta la sua scuola. Maria Giovanna Oggiano è equiparata ai datori di lavoro per il rispetto del Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, quindi sarebbe chiamata a rispondere in sede civile e penale del mancato rispetto delle norme, ma non può applicarle.

Se fosse per la dirigente scolastica, la scuola sarebbe a norma ma non è lei che deve programmare i lavori. Lei al massimo può spendere qualche spicciolo per rinnovare il materiale di primo soccorso.

Quegli interventi salvavita devono farli gli enti locali, che degli istituti sono i proprietari, ma anche loro hanno le mani legate dal patto di stabilità. Ed è così che i vetri anti sfondamento nelle scuole passano in secondo piano. Fino a quando, come è successo all’Iti Angioy, un ragazzo inciampa e rischia di morire trafitto da una scheggia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
L'impresa

Bimbo di otto anni rischia l'amputazione del braccio, salvato dall'intervento record di un chirurgo sardo

di Claudio Zoccheddu
Le nostre iniziative