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L'impresa

Bimbo di otto anni rischia l'amputazione del braccio, salvato dall'intervento record di un chirurgo sardo

di Claudio Zoccheddu
Bimbo di otto anni rischia l'amputazione del braccio, salvato dall'intervento record di un chirurgo sardo

Paolo Sassu a Panama per una operazione straordinaria di dodici ore. Lo specialista ha rimosso un tumore all’omero impiantando una porzione di perone

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Sassari Un’altra impresa ai limiti dell’immaginabile. Il protagonista è l’ortopedico cagliaritano Paolo Sassu che, a Panama, ha ideato e realizzato un intervento delicatissimo su un bimbo di 8 anni affetto osteosarcoma dell’omero. Sassu non è nuovo a questo tipo di imprese. Nel 2020 aveva ideato e coordinato un complicatissimo trapianto bilaterale di mani allo Sahlgrenska University Hospital di Goteborg, in Svezia, dove lavorava dal 2012. Questa volta Sassu ha salvato un bimbo da un destino che sembrava segnato. Il piccolo è rimasto sotto i ferri per 12 ore ma, quel che conta, è che l'operazione sia riuscita perfettamente. Perché l'alternativa paventata al giovanissimo paziente era l'amputazione del braccio all'altezza della spalla.

L’intervento Paolo Sassu e il collega Costantino Errani, ortopedico oncologo, sono partiti per Panama dall’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna per provare a risolvere una situazione complicatissima che rischiava di segnare per sempre la vita del piccolo paziente. Il bimbo, appena otto anni, era affetto da un osteosarcoma, un tumore maligno. Un caso particolare che prevedeva un’ulteriore difficoltà: «Si trattava non solo di asportare il tumore ma di realizzare una ricostruzione anatomica utilizzando il microscopio operatorio e delicate tecniche microchirurgiche», spiega Paolo Sassu. In altre parole, bisognava anche ricostruire l’omero del bambino che sera stato “consumato” dalla massa tumorale. Ovvero, utilizzando termini non proprio medici, Sassu ha prelevato un segmento di perone dalla gamba del piccolo paziente facendo in modo che l'osso venisse rimosso insieme alla sua cartilagine e al suo specifico peduncolo di vasi sanguigni, in maniera tale da poter ricostruire l'omero facendo in modo che anche il perone cresca e “si trasformi” in un omero assumendone la funzione ed evitando che l'arto rimanga più corto dell'altro. Un sistema difficile da spiegare ma sicuramente molto più complicato da realizzare. Quel che conta è il piccolo stia bene e che abbia salvato il braccioquando ormai sembrava tutto perduto.

L’eco mediatica Chiaramente, l’impresa dei due chirurghi italiani è stata ripresa dai media panamensi e non solo. Sulla notizia si sono fiondati i giornali, i siti e le televisioni . I titoli, tutti sulla falsariga di “Panama realiza cirugía inédita a niño con cáncer de hueso”, cioè “Panama esegue un intervento chirurgico senza precedenti su un bambino affetto da tumore osseo”, pubblicato da “Critica” tendono in realtà a mettere in evidenza il ruolo fondamentale dei chirurghi arrivati dal Rizzoli di Bologna: «A differenza di quel che spesso accade, anche noi italiani siamo chiamati all'estero da Paesi stranieri per risolvere casi ad alta complessità – commenta il dottor Sassu -. Credo che questo sia, in mezzo a notizie spesso negative, un bel messaggio sulla nostra sanità».

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